domenica 23 maggio 2021

Salotto in... Biblioteca 10° incontro - 27/05/2021

 Biblioteca Leronni
La cultura che non c’era




Salotto in… Biblioteca
10° incontro (82°)



Quando > Giovedì 27 maggio 2021
A che ora > 20.30 precise
Dove > In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet
Il link per accedere all’incontro, a partire dalle ore 20.30 è il seguente:

https://meet.google.com/tpz-hsvr-vbk

Libro della serata:

«Nella casa dell’interprete» di Ngugĩ Wa Thiong’o (Jaca Book)


In questo libro, Ngugĩ Wa Thiong’o scrive:
«Confrontarmi con questi ricordi non mi ha aiutato
ad attenuare il dolore né ad attutire l’umiliazione.»
Tutti possono collegarsi in videoconferenza utilizzando l’apposito link contenuto nell’email di invito. È bene – ma non obbligatorio – leggere il libro prima. 
 
Il Salotto in… Biblioteca, ideale proseguimento del Salotto all’UnoTre, nasce da un’idea di Giacomo Leronni, che lo conduce

Coconduttrice della serata: Anna Maria Forcillo

In questi anni, al Salotto, abbiamo letto e commentato libri di: Achebe,
Aleksievič, Amis, Atwood, Auster, Benni, Berberova, Bernhard, Bolaño,
Borges, Bradbury, Brodskij, Brokken, Cain, Carrère, Cercas, Chiara, Cohen,
Condé, Corti, DeLillo, Desai, Dick, Djebar, Doctorow, Echenoz, Golding,
Gorz, Greer, Guerri, Gustafsson, Handke, Hesse, Highsmith, Jelloun,
Kadaré, Khadra, Kundera, Kureishi, Larsson, Lee, Lem, Lemaitre, Lewis,
Lobo Antunes, Magrelli, Magris, Mannuzzu, Maraini, Marías, C. McCarthy,
McEwan, McGrath, Mishima, Modiano, Munro, Murakami, Nafisi,
Némirovsky, Nooteboom, Oates, O'Brien, Ortese, Osorio, Oz, Paasilinna,
Robinson, Rodoreda, P. Roth, Serrano, Soriano, Tabucchi, Trevor, Vassalli,
Wharton, Wiesel, Winton, Yehoshua, Yourcenar, Živković, Zweig.

giovedì 20 maggio 2021

Cinque anni insieme



Sono trascorsi cinque anni dalla nascita del gruppo facebook «Scrittori di Gioia», spazio di incontro, confronto, scambio di informazioni e notizie utili per scrittori/scrittrici gioiesi, a cui si è poi aggiunto l'omonimo blog, per permettere una fruizione parziale dei contenuti anche a chi non usa i social. 

Ad oggi siamo arrivati a 113 iscritti, tra scrittrici, scrittori, poeti, operatori culturali e semplici curiosi, in maggior parte nativi di Gioia, ma anche provenienti da altri paesi e in qualche modo legati a Gioia, invitati direttamente da me o proposti dagli altri componenti; una crescita incoraggiante, che non punta ai grandi numeri. Ringrazio tutti gli iscritti e coloro che hanno dato fiducia a questo progetto nato un po' per caso, per mettere insieme online le scrittrici e gli scrittori gioiesi, in un tempo in cui non potevamo neanche immaginare quanto un giorno sarebbe stato prezioso anche quel contatto virtuale per farci sentire vicini, in attesa di tempi migliori.

Avrei voluto scrivere un articolo celebrativo come quello del 2018, che vi invito a rileggere per ripercorrere la storia e le motivazioni della nascita di questo gruppo, ma in questa occasione preferisco limitarmi solo a un breve nota per ricordare questa ricorrenza; tante sono le cose che vorrei scrivere e rischierei per la fretta di dimenticare qualcosa.

Nelle prossime settimane spero di riuscire finalmente a mettere online l'aggiornamento dell'Archivio autori gioiesi, un database in continua evoluzione delle opere degli autori e autrici gioiesi pubblicate a partire dal 1950 circa, la cui precedente versione risale ormai al 2018.

Fin dalla nascita del gruppo qualcuno aveva proposto di poterci incontrare di persona, almeno in parte; mi auguro che potremo realizzare questo desiderio prima o poi, conoscerci, abbracciarci e dialogare di persona, poter vedere finalmente i volti celati dietro le mascherine o i nickname dei social.
E magari pensare insieme anche a qualche iniziativa concreta da realizzare come gruppo.
A presto.





venerdì 30 aprile 2021

Il signore delle mosche (William Golding) recSebAdd

 

Salotto in Biblioteca del 29/04/2021 
«Il signore delle mosche» di William Golding

«La mia quarta di copertina» di Sebastiano Addabbo

Quando è lo stesso autore che ci offre un’esegesi della propria opera, come Golding fa in una conferenza tenuta alla Università della California nel 1962, il lettore – quello più attento –non può non tenerne conto in ogni sua riflessione, non fosse altro che per il reverenziale rispetto che si deve ad un Premio Nobel per la Letteratura; ma è lo stesso Golding che nel concludere il suo commento concede uno spiraglio interpretativo quando afferma: «Una volta pubblicati ,i libri diventano maggiorenni e l’Autore non ha più autorità su di loro.»
Nonostante questa “concessione" resta intatta la necessità di doverci comunque confrontare con le sue analitiche riflessioni.
Incominciamo dal titolo stesso della conferenza : «È compito ingrato raccontare una favola» .
Golding sembra definire la propria opera una favola, confondendo immediatamente il lettore il quale sarà indotto erroneamente ad associare il romanzo ad un genere letterario la cui specificità è un intento consolatorio e moralistico; e ancor peggio, sarebbe assimilarlo al canone fiabesco perché Golding non offre nessuna traccia di intenzione formativa né tantomeno di elevazione morale.
E allora cerchiamo in primis di classificarlo questo romanzo: appartiene alla narrativa psicologica? A quella allegorica? Al romanzo a tesi? Alla letteratura per giovani adulti? Allo scenario letterario distopico?A quest’ultimo senza dubbio ma non certamente assimilabile al generico significato che si tende a dare alla utopia negativa: mondi futuri fantastici con scenari apocalittici ed asfissianti.
Nell’opera di Golding invece siamo difronte alla descrizione, potremmo dire «realistico» - e si potrebbe azzardare un neologismo: romanzo «realdistopico» - di un esperimento di laboratorio letterario inteso a dimostrare il totale fallimento del tentativo del consorzio umano di intraprendere un cammino di convivenza «civile» capace cioè di superare e sconfiggere il male che è invece connaturato inesorabilmente alla natura dell’uomo; quest’ultima è la tesi di Golding che con estrema incisività lui stesso così riassume :«L’uomo produce il male come l’ape produce il miele.»; sembra riecheggiare il grido blasfemo del Satana miltoniano: «Male , sii tu il mio Dio».
La convenzione letteraria utilizzata dall’Autore di identificare il consorzio umano con la storia di un gruppo di bambini e di adolescenti dispersi sopra un’isola, nulla modifica circa la concezione terribilmente pessimistica della natura umana che Golding ha maturato dopo la esperienza della seconda guerra mondiale ed in particolare delle atrocità naziste, rispetto alle quali sostiene con fermezza la inevitabilità del ripetersi in futuro.
La malvagità intrinseca dell’uomo dalla quale l’umanità mai potrà affrancarsi è efficacemente raccontata con maestria letteraria in questo racconto i cui protagonisti sono bambini e ragazzi appena adolescenti; paradigma di modello umano inteso a dimostrare la inutilità di ogni tentativo di liberare l’uomo dall’abbraccio terrificante del male al quale è inesorabilmente condannato.
Nessuna speranza nell’uomo ci concede Golding; forse nei bellissimi brani descrittivi della selvaggia natura dell’Isola sembra riporre un barlume di alba della civiltà nella illusione che almeno la Natura non c’inganni.

 

Il signore delle mosche (William Golding) recLauAlb


Salotto in Biblioteca del 29/04/2021 
«Il signore delle mosche» di William Golding
 
 


Commento di Laura Albino

Il libro si presenta con una doppia copertina, una riporta lo stampato di un ritratto in negativo e l'altra in positivo, uno in bianco ed uno in nero, la vista di un doppio antitetico lascia pensare al lettore che le tematiche trattate possano essere in contrapposizione tra di loro, in realtà è un romanzo in cui si incarna il grande enigma della natura del bene e del male che fino ai nostri giorni non è stato ancora risolto.
È un argomento che troverebbe il suo spazio anche all'interno delle mura scolastiche, meriterebbe di essere discusso tra allievi e docenti non solo perchè i protagonisti delle vicende sono esclusivamente ragazzi poco meno che adolescenti, ma soprattutto per i contenuti molto coinvolgenti che si prestano per essere affrontati sotto l'aspetto sociologico, filosofico e teologico, è un libro che si rivela quindi di alto valore formativo.
Lo scrittore ci racconta di un aereo che dopo essere stato abbattuto, prende fuoco e precipita su di un isola, non si conosce il numero delle persone che si sono salvate, Ralph, è una di esse, è un ragazzino di dodici anni che ora si aggira in quel luogo solitario e sconosciuto cercando un orientamento per poter capire dove sia finito. Tale nuova condizione gli si presenta giustamente come un grosso problema, perchè non riesce ad immaginare chi mai potrebbe salvarlo in quel luogo solitario.
Il primo bisogno che avverte, non è quello di soddisfare la sete e neanche la fame ma, come essere sociale, sente l'esigenza di avere accanto a se' un suo simile, e così con una grande conchiglia trovata nel mare, ne fa strumento di risonanza per richiamare l'attenzione di eventuali presenze, all'improvviso compaiono numerosi altri bambini nord europei, nati, cresciuti e formatosi nei collegi londinesi, sono tutti suoi coetanei appartenenti all'alta borghesia, si contraddistinguono nella loro cultura e nella loro civiltà tramite gli abiti che indossano e per come si rappresentano, sono tutti ragazzi che hanno già sperimentato le buone abitudini e tutta la positività, la bellezza e i vantaggi dello stare insieme, infatti si tratta di una corale. Ora Ralph intende creare una piccola struttura sociale autonoma per poter condividere democraticamente le esperienze che la nuova realtà potrà loro offrire, infatti le situazioni problematiche che si sono loro presentate sono tante da risolvere e sono anche al disopra delle loro capacità, pertanto indice un'assemblea all'interno della quale si propone come facilitatore del gruppo adottando civilmente tutte le regole riguardanti le dinamiche relazionali, per far sì che ognuno diventi membro attivo.
Divenuto leader dopo una votazione unanime, organizza dei sottogruppi per poter affidare loro le varie mansioni, una fra tante quella di accendere un grande fuoco sulla montagna con la speranza che vengano avvistati da qualche nave di passaggio. I ragazzi ripongono nel loro leader tutta la loro fiducia; lo rispettano, gli vogliono bene e si rivelano entusiasti, assumendo atteggiamenti di intesa, di condivisione, di cooperazione, di vera gioia e amicizia mentre lavorano insieme; tutto funziona come dovrebbe una buona società. Purtroppo la missione affidata a Jack, quella di procacciare nella foresta un animale con la finalità di sfamare il gruppo, risulta catastrofica in quanto nella sua impresa di caccia ha coinvolto anche i ragazzi che custodivano il fuoco sulla montagna distogliendoli dal loro incarico. L'aver abbandonato il fuoco e procurato conseguentemente il suo spegnimento, fa nascere in Raphal tanto risentimento nei confronti di Jack, ma quest'ultimo reagisce ferocemente contro il suo capo attaccandolo con la stessa forza e lo stesso impeto furioso che aveva adottato durante l'uccisione della sua preda. Questo episodio accende in lui un grande odio nei confronti dell'amico Ralph con il conseguente allontanamento dal gruppo. Con questa nuova situazione venutasi a creare, la comunità si va sempre più dissolvendo, non riesce a concretizzare più nulla di quanto si era pianificato, ora è venuta a mancare la piena collaborazione, ognuno si muove secondo il proprio piacimento lasciando spazio ad una vera e propria anarchia. Le incomprensioni si moltiplicano, il loro mondo reale che una volta era fondato sul ragionamento, sulla logica, sulla progettazione, sulla concretezza ora va svanendo, il lume della ragione va cedendo il passo all'irragionevolezza e ad azioni irrazionali, anche la loro fragilità fisica e mentale comincia a manifestare sentimenti di paura, l'ansia si va impossessando di loro, facendo emergere la visione di tutte quelle bestie, quei fantasmi e quelle ombre selvagge che abitano nella zona oscura ed infernale del loro inconscio.
Da quando Jack si è allontanato dal gruppo è diventato cacciatore spietato, il suo comportamento degenerato non è più ascrivibile alla sua età, va assumendo sempre più atteggiamenti primitivi e selvaggi e ha trasformato il suo gruppo in una vera tribù. Questo nuovo mondo, risulta per i ragazzini, affascinante e misterioso tanto che anche i loro giochi si trasformano in giochi macabri e tribali, e tutti sono finalizzati nell'aggredire i propri compagni che purtroppo la cecità in cui sono caduti glieli fa apparire come bestie e quindi tutte da eliminare. Jack ha istituito una società del male, quella che uccide il proprio fratello, tra Ralph e Jack grande è il conflitto, ora in campo c'è un buono, il perseguitato, ed un cattivo, il persecutore, tra i due non regna più la pace, tutto è andato in frantumi, non c'è più la parola, non c'è più l'ascolto, non c'è più comprensione ed immensa è la sofferenza di Ralph nel vedere i suoi amici così ridotti, purtroppo l'idea di creare una comunità felice ha visto il suo fallimento.
Ralph avrebbe voluto interagire fin da subito con ragazzi più confacenti per il loro agire alla sua persona, ma la legge del più forte, la legge del branco e quella del male sembrano aver avuto il sopravvento, e così per tutto questo Ralph è logorato dal dolore e dalla sofferenza perchè pienamente consapevole che non ci sarà salvezza né per lui e tanto meno per i suoi amici. Ora tutti i comportamenti di Jack, lo sconvolgono, in quanto le sue abilità di caccia non derivano da un potenziale creativo derivante dalla necessità della sopravvivenza, ma dal grande piacere che prova nell'indomabile accanimento irrazionale nel momento di uccidere, tutti atti violenti, macabri che lo entusiasmo e lo fanno sentire forte ed onnipotente.
A questo punto l'attenzione del lettore diventa più perspicace e si sente richiamato a porsi infinite domande: ma come mai per quei ragazzi provenienti da un ambiente sano, alto locato, ad un certo punto della loro vita, quella traiettoria di crescita sana che aveva determinato il loro ambiente di provenienza ad un certo punto viene a spezzarsi facendo deviare il percorso evolutivo? Forse quell'isola non era coincidente all'ambiente di provenienza ed ha causato in alcuni di essi una forte vulnerabilità comportamentale? Come mai quei giovani portatori di civiltà, di abitudini sane in un nuovo contesto hanno assunto comportamenti del tutto opposti? È stata la libertà assoluta ed incontrollata ad indurli al male? E perchè difronte a questa totale indipendenza i comportamenti sono stati diversi?
L'uomo nasce predestinato al bene o al male, oppure il male e il bene sono insiti entrambi nell'essere umano e poi, secondo il libero arbitrio egli può fare la sua scelta se protendere da una parte o dall'altra? Perchè un capo gruppo ha fatto emergere la parte migliore di sé mentre l'altro quella peggiore? Come mai Ralph non risponde al male con la stessa arma, ed anche dopo essere stato aggredito selvaggiamente e poi abbandonato non riesce a turbarsi? Il bene ed il male quindi sono volontà entrambe radicate in noi e che ci responsabilizzano nella loro scelta. Ralph è un buono, è un pacifico è un portatore di grandi virtù, le grandi sofferenze subite le tramuta con la sua sapienza in dolcezza e compassione giustificando le azioni del suo amico in quanto lo ritiene pur sempre un essere umano. Ma chi sono gli esseri umani se non coloro che sono amati e considerati da Dio suoi figli stringendo un rapporto di alleanza con Lui nonostante vadano perpetrando il male? Ma perchè poi solo Jack ha la piena consapevolezza di mantenere quel fuoco acceso, perchè lo ritiene di vitale importanza? Ma di quale fuoco allora lui parla? Di quello distruttore capace di divorare ogni cosa, oppure parla di quel grande fuoco potente e sempre vivo che si contrappone a quello devastante dimostrando di essere in grado di illuminare, riscaldare e rivelare la grande potenza di Dio che opera nella storia della salvezza di tutta l'umanità.
La lettura, per i tre quarti più o meno delle sue pagine scorre in forma molto fluida, tanto da sembrare un semplice racconto, ma alla fine della sua narrazione assume un grosso spessore letterario, il lettore all'improvviso viene sollecitato da uno scossone, è come se qualcuno gli dicesse Kum, svegliati, sono tanti i simboli pregnanti e ricchi di significati che ti offro, a te il compito di decodificarli e così tutto si rivela all'improvviso. Le vicende lette in tutta la loro allegoria di cui sono impregnate subiscono un sublime risvolto. Ancora una volta quell'eden che ha visto con la presenza degli uomini, la separazione e la lotta tra il bene ed il male, non fa mancare la presenza di Colui che salva e perdona.
Quel grande fuoco tanto agognato da Ralph e che occupa un posto rilevante in tutta la narrazione ora all'improvviso divampa nella foresta e si tramuta da distruttore in intervento Divino, l'arrivo di quell'uomo con la veste bianca e recante sul capo una corona simbolo della vita eterna, un'ancora simbolo di salvezza e oro simbolo della città Santa di Gerusalemme, si presenta loro come un Dio che non giudica le azioni e punisce, ma che le giustifica per celebrare con quelle anime perdute la Divina Alleanza: «Ci sono degli adulti...dei grandi con voi? Ve la state spassando... A che cosa stavate giocando? A una specie di guerra? Vi imbarcheremo tutti.» Dio ha detto “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra come vorrei che fosse già acceso”(Luca12,49). Ancora una volta, il Salvatore, sempre paziente, ha messo in atto tutta la sua bontà ed il suo amore per tutti i suoi figli. La salvezza è riservata non solo per quei giovani adolescenti caduti nel peccato ma a tutta l'umanità.

lunedì 26 aprile 2021

Salotto in... Biblioteca 9° incontro - 29/04/2021

 
Biblioteca Leronni
La cultura che non c’era




Salotto in… Biblioteca
9° incontro (81°)



Quando > Giovedì 29 aprile 2021
A che ora > 20.30 precise
Dove > In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet

https://meet.google.com/icx-przv-zsn

Libro della serata:

«Il signore delle mosche» di William Golding (Mondadori)


In questo libro, Willian Golding scrive:
“… Forse essi sentivano di partecipare

                a un dolore universale.”

 
Tutti possono collegarsi in videoconferenza utilizzando l’apposito link contenuto nell’email di invito. È bene – ma non obbligatorio – leggere il libro prima. 
 

Il Salotto in… Biblioteca, ideale proseguimento del Salotto all’UnoTre, nasce da un’idea di Giacomo Leronni, che lo conduce

Coconduttore della serata: Franco Nettis

In questi anni, al Salotto, abbiamo letto e commentato libri di: Achebe, Aleksievič, Amis, Atwood, Auster, Benni, Berberova, Bernhard, Bolaño, Borges, Bradbury, Brodskij, Brokken, Cain, Carrère, Cercas, Chiara, Cohen, Condé, Corti, DeLillo, Desai, Dick, Djebar, Doctorow, Echenoz, Gorz, Greer, Guerri, Gustafsson, Handke, Hesse, Highsmith, Jelloun, Kadaré, Khadra, Kundera, Kureishi, Larsson, Lee, Lem, Lemaitre, Lewis, Lobo Antunes, Magrelli, Magris, Mannuzzu, Maraini, Marías, C. McCarthy, McEwan, McGrath, Mishima, ModianoMunro, Murakami, Nafisi, Némirovsky, Nooteboom, Oates, O'Brien, Ortese, Osorio, Oz, Paasilinna, Robinson, Rodoreda, P. Roth, Serrano, Soriano, Tabucchi, Trevor, Vassalli, Wharton, Wiesel, Winton, Yehoshua, Yourcenar, Živković, Zweig.

sabato 27 marzo 2021

Il colpo di grazia (M. Yourcenar) recSebAdd



Salotto in Biblioteca del 25/03/2021
«Il colpo di grazia» di Marguerite Yourcenar

«La mia quarta di copertina» di Sebastiano Addabbo

Italo Calvino, nell’appendice di “Lezioni americane”, ci ricorda della preoccupazione che dovrebbe avere un narratore di allontanare da se la molteplicità delle storie possibili e della necessità di isolare e rendere raccontabile la singola storia sottraendola dalla confusione con altri destini, altre vicissitudini, altri mondi.
Ebbene la Yourcenar nel suo romanzo sembra non tener conto delle considerazione dello scrittore italiano (e non poteva essere diversamente considerato che le indicazioni di Calvino sono state scritte nel 1987, ben cinquant’anni dopo il romanzo della scrittrice francese: ma si sa i Grandi dialogano tra di loro anche a distanza di Secoli).
La Yuorcenar infatti sembra voglia trascinarci in un labirinto d’intreccio narrativo nel quale è il lettore che con costante processo interpretativo deve scindere la storia generale, universale, della guerra civile in Curlandia del 1919 tra Russi bianchi e russi bolscevichi, dalle drammatiche vicissitudini dei personaggi costretti ad interagire con le loro storie personali, i propri sentimenti nel drammatico crogiuolo di morte nel quale sono immersi.
Sono sentimenti (amore,odio,vendette,tradimenti) tutti deformati, ambigui resi dall’Autrice difficilmente riconducibili a categorie ben definite e classiche: Eric von Lhomond è sopraffatto dall’amore per Sophie o invece è dilaniato dalle sue rancorose delusioni ideologiche che lo trascineranno in atti di veemente violenza verso il nemico bolscevico? e Sophie è una “Pasionaria” destinata ad un tragico destino o fragile donna disperata e senza speranze di felicità ? e Conrad de Reval ,fratello di Sophia e amico di Eric, è coinvolto nella tragedia della guerra civile per sincera convinzione ideologica o per seguire un sentimento di ambigua amicizia con Eric?
La Yourcener non ci dà risposte o se le indica dobbiamo scovarle ben nascoste nel flusso magmatico del suo stile di scrittura . Ci apre soltanto a squarci di luce con le sue innumerevoli e sorprendenti metafore ed aforismi quasi a voler indicarci dei moduli interpretativi del suo racconto o dei suoi ambigui e drammatici personaggi per i quali penso possano tutti essere caratterizzati da una drammatica “solitudine da naufraghi” come lo stesso Eric, forse in un estremo gesto d’amore per Sofia, confessa a se stesso : «Sarebbe stato bello ricominciare il mondo con lei, in una solitudine da naufraghi».

Il colpo di grazia (Marguerite Yourcenar) recLauAlb

 


 

Salotto in Biblioteca del 25/03/2021

«Il colpo di grazia» di Marguerite Yourcenar



Commento di Laura Albino

È un romanzo da considerare di grande valore letterario, non solo per la veridicità delle vicende, per il momento storico in cui si svolgono e, per lo sguardo che la scrittrice volge alla psicologia delle relazioni umane, ma soprattutto per la scrittura. Il lettore fin dalle primissime pagine si rende conto di trovarsi difronte ad uno stile nuovo, diverso, inusuale che lo pone ad impegnarsi a superare i primi ostacoli interpretativi, ma nel contempo per la sua bellezza e rarità, lo sollecita ad affrontare ogni sfida per poter giungere a fine lettura.
Innanzitutto per poter cogliere appieno le vicende è stato indispensabile fare una ricerca accurata intorno ad una guerra poco conosciuta che è avvenuta nella regione Baltica subito dopo la prima guerra mondiale, ed è proprio sullo sfondo di questa guerra civile che la scrittrice intesse la trama del suo romanzo, una grande tragedia, una vera storia d'amore, impossibile, che le era stata raccontata da un amico del protagonista della vicenda, a cui la scrittrice dà voce e lo fa parlare di sé nella narrazione.
Il protagonista è Eric, egli racconta un periodo particolare della sua vita, lo fa con molta franchezza, lucidità ed onestà intellettuale, è un giovane ufficiale francese, ma di formazione tedesca, con un carattere molto combattivo. Ha preso parte a diverse azioni di guerra ed ora, giunto in Polonia da ufficiale, deve affrontare le lotte tra tedeschi e bolsceviti per la liberazione della Curlandia, l'attuale Lettonia. È un comandante irrigidito nella sua disciplina, molto intransigente, la sua è una esistenza un po' travagliata per le tragedie a cui ha assistito fin da bambino, ha avuto un padre che aveva dissipato i suoi averi con il gioco e con le donne e una madre che rasentava la follia. Adesso, all'età di vent'anni, arrivato a Kratowice dove si è costituito lo stato maggiore dell'armata rossa, deve impegnarsi nel dare il suo supporto ai suoi fratelli d'arma nelle azioni di guerra.
L'intera vicenda si svolge in un castello, un luogo fiabesco, abitato dalla contessina Sofia e che ora, adibito a caserma e oltraggiato dalle forze nemiche si è trasformato per la giovane fanciulla in una prigione. In quel luogo di segregazione, Sofia vive attorniata da uomini smaniosi di sesso, che sotto l'effetto dell'alcool le rivolgono parole oscene senza riguardo, usano un linguaggio volgare nei suoi confronti che di certo non si addice ad una nobil donna, che indifesa e atterrita, deve sottrarsi più volte al desiderio di quegli uomini famelici, tanto da patire passivamente anche uno stupro.
Due anni di assedio nel suo castello, le hanno sottratto tutta la freschezza e la bellezza del suo volto. Finalmente l'arrivo di suo fratello Corrado e di Eric, un loro vecchio amico d'infanzia, risulta essere per Sofia una vera speranza per essere liberata dai tanti supplizi, ma non immagina minimamente le pene dell'inferno a cui deve andare incontro: troppi libri di favole aveva letto in cui il principe azzurro libera dalla prigione del castello la sua principessina e molti romanzi dai quali aveva imparato che l'amicizia infantile con un amico sfocia sempre nell'innamoramento!!! La sua condizione da segregata, intenerisce Eric per cui le rimane accanto per poterla proteggere, ma quella costante vicinanza fa' alimentare in lei la fiamma dell'amore, un amore però, che non trova risposta, perchè Eric, pur comprendendo ciò che sta accadendo, purtroppo per sua natura non è incline per innamorarsi di una fanciulla, la sua condizione di genere, non gli consente di poter corrispondere ai continui corteggiamenti di Sofia, lo sconcertano, non fa altro che evitarla e respingerla fino a sottrarsi a lei con crudeltà. «Perchè le donne vanno proprio ad invaghirsi degli uomini che non sono loro destinati, costringendoli così a scegliere tra lo snaturarsi e il detestarle?». Il respingimento da parte di Eric, la induce a donarsi a uomini che non ama, i suoi atti sono finalizzati ad attirare su di sé le attenzioni del suo amato e così Sofia non rimane altro che una povera fanciulla che sfocia piano piano in una lenta agonia, in quella morte interiore che aveva sperimentato anche l'autrice nel momento in cui anche lei aveva instaurato un rapporto con un giovane omosessuale.
Povera Sofia, nella sua ingenuità non ha mai sospettato minimamente quali potessero essere le vere tendenze di Eric verso gli esseri umani, ignora che la la grande amicizia instauratasi fin da piccolo tra Eric e Corrado, aveva fatto sì che da adulti l'uno non potesse vivere senza la presenza dell'altro. L'unica persona con cui Eric si ritrova in perfetta armonia non è Sofia, bensì suo fratello Corrado. Eric non intende disdegnare la sua vera natura perchè la sua amicizia stretta ed ardente con Corrado, gli aveva fatto sperimentare la felicità, quella autentica e non divenendo così l'uomo giusto per Sofia: il loro rapporto risulta essere più vero e più consistente di quello amoroso, quell'amicizia per i due è certezza, tanto da muoversi insieme accondiscendendo l'uno alle scelte dell'altro. Corrado tra l'altro, non si accorge o ignora la passione di sua sorella nei confronti di Eric, ma anche se se ne fosse avveduto, non avrebbe mai temuto che quei sentimenti amorosi fossero riservati esclusivamente a lui, e così vive i suoi giorni in tutta tranquillità. Certo per Eric Sofia sarebbe stata una buona occasione d'incontro, un buon bocconcino da gustare «Una terra solida su cui costruire le fondamenta», ma l'ironia della sorte rema contro di lui, il suo orientamento sessuale immutabile lo direziona verso Corrado portatore di grande bellezza femminile e con il quale ha plasmato una forte interazione molto intima, tanto da desiderare di andare a trascorrere la loro vita, finita la guerra in Canadà.
Povera Sofia, nonostante le opportunità avute di instaurare un sincero rapporto amoroso sia con Volkamer che con Franz non ti hanno consentito di smettere di amare Eric, hai preferito non beneficiare di quegli amori veritieri, servili e di venerazione che ti avrebbero garantito di certo un futuro diverso. Ben altri però sono stati i tuoi piani d'azione, complimenti Sofia per come hai saputo concludere l'ultimo atto della tua vita. Da grande stratega hai fatto sì che il tuo Eric si trovasse in una condizione senza via di uscita, lo hai atteso sul fronte nemico come una sposa ai piedi dell'altare attende il suo amato, serena e radiosa come non lo eri mai stata, e lo hai messo in una situazione a cui non poteva sottrarsi, hai teso per lui una vera trappola, ti sei scelta il giustiziere, hai voluto il tuo Eric come aguzzino, perchè la tua volontà alla fine, ha voluto che sarebbe stato lui a portare le pene dell'inferno fino alla fine dei suoi giorni, hai desiderato che lui sparasse su di te il colpo di grazia affinchè il rimorso si insinuasse in lui, affinchè ogni particolare della tua persona gli tornasse davanti ai suoi occhi in veste sempre più preziosa, hai voluto che fosse torturato da ogni tuo gesto, da ogni tuo sguardo, da ogni tua parola, e perfino che la tua visione di donna morta, gli si presentasse più preziosa, più bella, attraente e piena di vita di quando eri viva, hai voluto che tu Sofia, rimanessi per lui un eterno rimpianto.


GUARDA ME CHE ARRIVO
E ADAGIO MI POSO
ENTRO LA TUA VISUALE;
DA TEMPO E' SVANITO IL BALLO
FURIOSO DELLA PASSIONE,
L'INCEDER DEL VALZER VORTICOSO,
IO SOFFIO SULLA CENERE,
VA LONTANA,
SMARRISCE LA DIREZIONE.
SONO SEDUTA LA' DOVE
CI FRUGAVAMO L'ANIMA,
QUANDO TI CERCO
DEVO ORA SFORZARMI
DI DISEGNARE LA TUA FIGURA
CHE STA DOVE PRIMA SOFFIAVO.
QUESTO AMORE MI PESA ANCORA MOLTO
( Grazia Procino,16/02/2020 )

domenica 28 febbraio 2021

Io, Tituba strega nera di Salem (Maryse Condé) recSebAdd

 

Salotto in Biblioteca del 25/02/2021

«Io, Tituba strega nera di Salem» di Maryse Condé




«La mia quarta di copertina» di Sebastiano Addabbo

L’approccio diretto in prima persona e i confidenziali dialoghi ritmano i tempi della narrazione e assolvono magnificamente anche al compito di dare voce ai personaggi. Voci che riecheggiano con specifica caratterizzazione nella nostra mente. Sembra di riascoltare, in particolare, Tituba nelle sue molteplici modulazioni fonetiche: ora di disperazione, o di gioia infantile, o di odio sofferto, di ingenua quanto travolgente fraseologia sessuale, di estasi poetica. Ci facciamo coinvolgere dal ritmo colloquiale della narrazione ricca di una sorprendente attualità sia del lessico che delle combinazioni sintagmatiche che costringono un lettore meravigliato a porsi una riflessione circa la evidente asincronia tra tempo storico della narrazione (1600) e modernità del linguaggio utilizzato da Tituba.
È una riflessione che, dopo un primo cenno di smarrimento, induce a formulare delle domande: ma Tituba con chi dialoga? e come individuare il narratario della finzione narrativa presupposto dal testo? e in quale dimensione temporale (o atemporale ?) collocare la narrazione? e ancora il costante richiamo a immagini di spiriti dei defunti a quale schema funzionale della narrazione è finalizzato? e quindi in definitiva quale “realtà” narrata ci vuole rappresentare l’Autrice?
Tutto ci viene disvelato nell’Epilogo ed ognuno troverà una propria risposta agli interrogativi proposti.
Con l’Epilogo Maryse Condè certamente si riconcilia con lo smarrito lettore riconsegnando (anche con splendide immagini di «realismo magico») all’attualità dei tempi d’oggi la storia di Tituba strega nera vissuta nel Nuovo Mondo del XVII Secolo.
Mondo nel quale gli schiavi Africani erano considerati l’antitesi degli essere umani ovvero «la feccia dell’Inferno» e l’accusa di stregoneria risultava essere un terribile espediente delle élite schiaviste per un tentativo di giustificazione di una così terrificante afflizione. Afflizione «credula e barbara» funzionale ad una perversa concezione di estremismo religioso che caratterizzò il Puritanesimo dei Padri pellegrini della New England degli ultimi anni del 1600.

Io, Tituba strega nera di Salem (Maryse Condé) recLauAlb

 


 

Salotto in Biblioteca del 25/02/2021

«Io, Tituba strega nera di Salem» di Maryse Condé




Commento di Laura Albino

Salem, un piccolo territorio sulle coste orientali dell'America, vide fin dai primi anni del 1600 l'arrivo di coloni bianchi provenienti dai paesi europei, i primi Padri Pellegrini già dal 1620 avevano trovato terreno fertile in quella parte del mondo non solo per incrementare i loro interessi commerciali ma anche per espandere il loro credo. Il New England, così denominato, fu invaso anche da una cultura portatrice di inquisizioni, impiccagioni e roghi che venivano praticati nei confronti di quegli individui, così tanto diversi, che non dogmatizzavano le loro credenze, pertanto non poco fu il contrasto che si creò con quelle tribù, perchè ognuna portatrice di riti, leggende, tradizioni ed anche una profonda spiritualità. 
Nell'anno 1692 Salem, diviene teatro di avvenimenti a dir poco inverosimili che rientreranno purtroppo, per la loro veridicità, a far parte della storia. È in questo periodo che Tituba, la schiava negra, arriva nella città, con la famiglia del reverendo Samuel Parris; sua moglie Elizabeth, la figlia Betsey e la nipote Abgail. Tituba è stata generata da una schiava negra, una sedicenne vittima di uno stupro subito su di una nave da parte di un marinaio inglese mentre veniva deportata verso le isole di Barbados nelle Antille, per essere consegnata ad un ricco colonizzatore europeo che l'aveva comprata, ma questi, nel momento in cui si accorge che è incinta, la scaccia di casa e la mette nelle mani di Yao, un altro schiavo che è arrivato insieme a lei sull'isola. Quando la bambina di colore viene alla luce, Yao l'accoglie come
propria figlia dandole il nome Tituba. 
Sua madre Abeda, durante una colluttazione con il suo vecchio padrone che vuole abusare di lei lo ferisce, quest'atto le costerà la propria vita perchè verrà impiccata ed anche anche il suo compagno sarà venduto ad un altro padrone, ma Yao per non sottostare alla eterna condizione di schiavitù, si toglie la vita lasciando la piccola Tituba senza famiglia. Una vecchia di nome Man Yaya, accoglie nella propria casa la bambina di soli quattro anni occupandosi della sua crescita, la donna portatrice di una cultura molto arcaica, fa sì che ogni suo insegnamento verta sulla conoscenza di riti propiziatori, di piante e radici con i quali preparare infusi con poteri benefici capaci di curare alcune malattie, piaghe, e ferite, le insegna ad amare la natura, a conoscere i venti e le stagioni, le racconta storie e leggende della sua terra legando a se' affettivamente la piccola Tituba, purtroppo quando anche la brava Man Yaya muore, lascia nell'angoscia la povera ragazza di soli quattordici anni, da questo momento abbandonata a se stessa deve imparare a sopravvivere. 
L'incontro con John Indian segna il suo triste destino, anche lei accanto al suo amato diventa una schiava di uomini bianchi, viene sottoposta prima al servizio della famiglia Edincott, dove viene detestata per il colore della pelle dalla sua padrona Susanna che si rivela molto severa e pretenziosa, ma prima di morire vende i suoi schiavi al reverendo Samuel che è in partenza per Boston con tutta la sua famiglia, per poi trasferirsi a Salem. In questo piccolo villaggio di duemila anime, tutti i negri sono considerati maledetti, quel colore di pelle scura è visto come un patto di alleanza con il maligno, ben presto Tituba viene considerata una intermediaria di satana, la gente comincia a scagliarsi contro di lei facendo nascere una forma di psicosi collettiva, anche le bambine diventano ogni giorno sempre più timorose della presenza del maligno, perchè vivono una situazione molto tesa e controversa per causa del reverendo che attribuisce in loro la presenza del diavolo per ogni piccola marachella, ma Tituba le rassicura dicendo che non devono temere alcun male perchè lei è in grado di proteggerle, lei può tutto, perchè conosce le parole che guariscono ogni male ed ogni ferita: «Tituba può tutto, Tituba sa tutto, Tituba vede tutto».
Ed è proprio con la divulgazione di queste parole che nasce il grande equivoco, le stesse bambine che aveva tanto amato e curato, e che prima l'avevano attorniata con la loro benevola presenza, ora pur nella loro più semplice ingenuità le attribuiscono il nome di strega non conoscendo il vero significato e facendola così cadere in una vera trappola, ora Tituba deve controllare ogni sua azione, ogni parola deve essere molto prudente perchè purtroppo è stata fraintesa. Tra l'altro esse cominciano a manifestarsi
teatralmente con urla, si dimenano come maialini, con sintomi simili a crisi epilettiche, tanto da influenzare altri bambini, nasce l'esigenza di sottoporli al controllo di un medico il quale, non riscontrando alcuna causa, addiviene ad un unica diagnosi: i bambini sono posseduti dal demonio, una magia nera è stata praticata su di essi. L'accusa ricade sulla povera schiava, una strega malefica
che possiede poteri occulti e capace di progettare rivolte, proprio su colei che con atti amorosi si era prodigata a curare con foglie e fiori Elizabeth morente, che le aveva allietate con i canti, le ninne nanne, con i racconti fantasiosi capaci di stimolare la loro immaginazione, che aveva curato con balsami i loro corpi; ora la sua posizione di certo non è una delle migliori. 
Sola e triste, abbandonata anche dal suo uomo tanto amato John Indian, comincia a non prendersi più cura della propria persona tanto da assumere sempre più giorno dopo giorno le vere sembianze di una strega. Imprigionata e poi convocata in tribunale, difronte alla corte, al momento dell'interrogazione confessa di essere una strega, una deposizione non rispondente alla verità, ma che le accorda la libertà
perchè secondo una legge del Massachusetts a tutti coloro che confessavano autonomamente di essere rei veniva accordata la libertà. (I documenti di quei processi risalenti all'anno 1693, si trovano negli archivi della contea di Essex ed in quelli della Court House di Salem).
Riavuta la sua vita, ora deve affrontare nuove vicissitudini, c'è da versare ancora molto sangue perchè la sventura del negro non ha mai fine. Dopo ulteriori peripezie, può fare ritorno nella sua amata isola, ma il destino non è benevolo, Tituba non può uscirne vincente perchè gli uomini bianchi devono prevaricare sempre sui neri, la vità che Tituba era riuscita a salvare a Salem, ora non trova scampo, le viene inflitto il colpo di grazia per mano di un uomo bianco: «i neri devono essere sottomessi
ai bianchi, nessuno può invertire le cose, il mondo è nato così».
La madre stuprata da un uomo bianco, impiccata da un uomo bianco, il padre adottivo suicida per volere di un uomo bianco, il corpo di Tituba appeso ad un albero e forse ancora oggi giace penzoloni sull'isola, ma chissà se la sua anima continua a girovagare, forse ha raggiunto le nostre coste su di un barcone, può anche darsi che l'abbiamo incontrata davanti ad un supermercato e non l'abbiamo riconosciuta, o magari si trova in un campo di profughi nell'attesa di raggiungere nuovi lidi, nuove terre senza mai fermarsi. La sua nutrice le aveva detto più volte «da tutto questo uscirai viva» e ciò sembra che si sia avverato. «Si può provare piacere stringendosi contro un corpo simile al proprio?» Maryse
Condè animo nobile e sensibile, non solo si è stretta al corpo di Tituba, ma è entrata totalmente nei suoi panni, ha compreso appieno ogni sua sofferenza, ogni dolore e sentimento, le ha dato una voce per poter parlare di sé in prima persona, le ha dato una penna per poter scrivere la sua vita, le sue vicende, non
solo per riappropriarsi della sua grande dignità ma per riacquistare la sua vera identità. Senza lo scritto "Io, Tituba strega di Salem», sarebbe rimasta come dice la stessa scrittrice una di tante quelle streghe che hanno fatto calare sulla carta fiumi d'inchiostro capaci di destare nella gente solo terrore per delle vicende avvenute in un'epoca retrograda e barbara, senza mai addivenire alla verità: Tituba per essersi trovata in un luogo non confacente alla sua cultura è entrata a far parte di un mondo che non le apparteneva: quello delle streghe. Si dice che le persone muoiono realmente quando nessuno più si ricorda di loro, ora che la sua voce è arrivata fino a noi mi chiedo: «Noi, uomini bianchi, dopo aver conosciuto Tituba riusciremo a tenerla in vita?»

mercoledì 24 febbraio 2021

Salotto in... Biblioteca 7° incontro - 25/02/2021

Biblioteca Leronni
La cultura che non c’era


Salotto in… Biblioteca
7° incontro (79°)


Quando > Giovedì 25 febbraio 2021
A che ora > 20.30 precise
Dove > In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet
meet.google.com/hms-qwgi-xwn

Libro della serata:
«Io, Tituba strega nera di Salem» di Maryse Condé (Giunti)

In questo libro, Maryse Condé scrive:

Chi è dunque questa strega che non sa odiare,
che è sempre nuovamente turbata dalla cattiveria del cuore umano?
Tutti possono collegarsi in videoconferenza utilizzando l’apposito link contenuto nell’email di invito. È bene – ma non obbligatorio – leggere il libro prima.

Il Salotto in… Biblioteca, ideale proseguimento del Salotto all’UnoTre, nasce da un’idea di Giacomo Leronni, che lo conduce

Coconduttrice della serata: Grazia Cantore

In questi anni, al Salotto, abbiamo letto e commentato libri di: Achebe, Aleksievič, Amis, Atwood, Auster, Benni, Berberova, Bernhard, Bolaño, Borges, Bradbury, Brodskij, Brokken, Cain, Carrère, Cercas, Chiara, Cohen, Corti, DeLillo, Desai, Dick, Djebar, Doctorow, Echenoz, Gorz, Greer, Guerri, Gustafsson, Handke, Hesse, Highsmith, Jelloun, Kadaré, Khadra, Kundera, Kureishi, Larsson, Lee, Lem, Lemaitre, Lewis, Lobo Antunes, Magrelli, Magris, Mannuzzu, Maraini, Marías, C. McCarthy, McEwan, McGrath, Mishima, Modiano, Munro, Murakami, Nafisi, Némirovsky, Nooteboom, Oates, O'Brien, Ortese, Osorio, Oz, Paasilinna, Robinson, Rodoreda, P. Roth, Serrano, Soriano, Tabucchi, Trevor, Vassalli, Wharton, Wiesel, Winton, Yehoshua, Živković, Zweig.

venerdì 29 gennaio 2021

Il buio oltre la siepe (Harper Lee) recSebAdd

 

 

Salotto in Biblioteca del 28/01/2021

«Il buio oltre la siepe» di Harper Lee



«La mia quarta di copertina» di Sebastiano Addabbo

Come reagì la Critica italiana nel 1962 quando la Feltrinelli pubblicava in Italia il  romanzo della Harper Lee? E qual era l’atmosfera culturale dei potenziali consapevoli lettori dell’epoca? E come spiegare il buon successo di vendite che si verificò, specialmente dopo la indimenticata trasposizione cinematografica?
Neanche l’onnipotente Google può dare risposte a questi interrogativi, né io posso riferire qualcosa a riguardo considerato che all’epoca vivevo la mia spensierata preadolescenza.
Possiamo solo tentare di “ricostruire” alcune situazioni storiche e conseguenti atmosfere sociologiche del tempo che possano permetterci di rivivere quei straordinari anni e ricollegarli alle tematiche enunciate nel romanzo della Lee.
L’Italia viveva il momento magico del boom economico; il Financial Times assegnava nel 1964, il secondo “oscar delle monete” alla Lira Italiana; la frenesia dei consumi sia effimeri che utili irrompevano in una laboriosa popolazione in continuo incremento; e i primi scatoloni magici ci aprivano il palcoscenico del mondo.
E proprio dagli scarni Telegiornali che giungono le prime immagini di realtà per noi del tutto incomprensibili: dalla grande “America” ci arrivano filmati di scontri violenti tra Poliziotti e moltitudini di gente dal colore nerissimo della pelle¸ di incappucciati che bruciano croci cristiane come vessilli di guerra,di storie strane di posti separati per bianchi e neri in autobus,di divieti di matrimonio tra bianchi neri, di scuole solo per bianchi,di linciaggi senza processi di sospettati neri, di processi iniqui di giudici bianchi per imputati dalla pelle scura. Insomma imparammo che esisteva una Società evoluta, moderna, democratica che aveva legalizzato ed istituzionalizzato uno strano modus vivendi : la segregazione razziale.
Ed è in questo “clima” sociale che arriva dirompente il romanzo della nostra Autrice
negli anni sessanta: molti lo considerarono un libro per ragazzi; viene letto nelle scuole specialmente per evidenziare la “frizzante” adolescente protagonista e narratrice in prima persona. Si limitano alla lettura della Prima parte quella che narra
l’ignoto, le paure, le piccole gioie di tre bambini in una comunità rurale del Sud degli
Stati Uniti negli anni della grande depressione. Ma è la seconda parte del libro che fa esplodere tutte le tematiche razziali del tempo storico della narrazione, perfettamente sovrapponibili agli anni sessanta e ancor più drammaticamente attuali nei nostri giorni.
L’attento lettore potrà agevolmente ritrovare tra le righe del racconto i classici motivi
di una contrapposizione razziale ancora oggi non superata: dall’ipocrita perbenismo
di una certa classe media bianca ; dai giudizi frettolosi di prevenuti giudici nei confronti di imputati neri; dall’odio razziale più estremo; dal presunto suprematismo
dei bianchi nei confronti di tutte le altre diversità comprese le disabilità.
Tutti ciò visto con gli occhi di una bambina che con la sua struggente ingenuità
interroga ancora oggi la nostra coscienza sui comportamenti degli adulti.
 
 

Il buio oltre la siepe (Harper Lee) recLauAlb

 

Salotto in Biblioteca del 28/01/2021

«Il buio oltre la siepe» di Harper Lee




Commento di Laura Albino

Approcciarsi alla lettura di un testo narrativo, con lo stesso interesse e la stessa curiosità che richiede il metodo della ricerca, significa avere un atteggiamento che invita il lettore a formulare ipotesi e previsioni sul contenuto e sulle tematiche trattate nel libro, considerando essenzialmente il titolo che lo rappresenta. Il titolo «Il buio oltre la siepe», mi ha fatto porre un primo interrogativo sui significati delle due parole: BUIO e SIEPE. Perchè la scrittrice oltre la siepe non ha voluto vedere quella stessa luce, quella visione, quelle stesse sensazioni e spazi infiniti di largo respiro, in cui viene a perdersi l'animo sognante del grande poeta Leopardi? Il buio come la siepe possono essere considerati due simboli di speranza, due elementi che obbligano l'essere umano a compiere un percorso conoscitivo che in loro assenza non sarebbe possibile. La siepe, proprio perchè vista come barriera, come mezzo di protezione o separazione da qualcosa, invita e sollecita chiunque si trovi dall'altra parte, a spingere lo sguardo oltre il suo limite e magari, se impossibilitato, ad immaginare e fantasticare mondi possibili che vorrebbe esistessero realmente. Anche il buio che usualmente spaventa, disorienta, impedisce la visione dell'ambiente circostante, si presenta a sua volta come una buona opportunità per distaccarsi dalla realtà ed esplorare e cercare nella personale interiorità l'invisibile, l'ignoto, l'astratto. Il buio, quindi, sollecita a cercare la luce, quella sorgente luminosa capace di guidare il nostro cammino. E allora la siepe e il buio, diventano due elementi che ognuno di noi dovrebbe sfidare perchè essi ci invitano ad osare, ad andare oltre ogni limite. Ma gli uomini, per non perdere il contatto più autentico di tutto ciò che li circonda di quale luce hanno bisogno? Della luce dell'intelletto, del cuore o dell'anima? 
Nella narrazione, attraverso il mosaico di storie personali, viene evidenziata quella crudele e selvaggia separazione sociale, che si rivela come causa dell'incapacità dell'uomo di saper guardare e riconoscere nell'altro da sé un suo simile e ciò è dovuto alla mancata educazione e formazione che ha creato degli schemi mentali sulla base di convinzioni personali e retaggi culturali per i quali il più delle volte non è in grado di aprirsi, di accogliere, di accettare colui che nella società viene considerato diverso. Di qui nasce l'esigenza di interrogarsi su come invece dovrebbero essere i rapporti con il prossimo, relazioni fatte di apertura mentale che richiedono accoglienza totale dell'altro, senza pregiudizi, senza soffermarsi alle apparenze esteriori, al sentito dire.
La scrittrice ci invita ad avere un occhio limpido per poter oltrepassare ogni barriera, ogni siepe che ci separa dai nostri simili. Saper guardare oltre il proprio naso è un dono che non tutti posseggono, lo ha dimostrato la maestra Caroline che si è rivelata inadeguata al suo ruolo di educatrice e formatrice, da docente, fin dai primi giorni di scuola, non è stata in grado di capire le varie motivazioni che inducevano i suoi allievi ad avere determinati comportamenti. È portatrice di un modello precostituito perchè fatica ad avere rapporti autentici, genuini e originali con i suoi allievi, ai suoi occhi Scout si presenta come una bambina diversa, atipica, le crea ansia e problemi per il semplice fatto che in prima classe lei sappia già leggere, che sia portatrice di conoscenze più vaste e di conseguenza si presenti per la sua maestra come un ostacolo al suo percorso didattico già programmato, è solo un ingombro da rimuovere. Caroline non è in grado di guardare oltre quella situazione inaspettata, per trasformare la presenza di Scout, e delle sue peculiarità conoscitive e culturali in una risorsa per l'intera classe. Scout, ha sei anni e, nonostante la sua tenera età, è in grado di comprendere le dinamiche delle relazioni interpersonali tanto da interessarsi ai compagni e capire i loro bisogni, è in grado di valutare ciò che è giusto o sbagliato, è molto sensibile e per la sua perspicacia è stata in grado di rilevare chi all'interno del gruppo classe si è integrato e chi è stato emarginato e non accettato e capito dalla propria maestra. Caroline, una insegnante che di fronte al nuovo e al diverso, non è stata in grado di creare attività alternative integrative che non andassero ad escludere la presenza di Scout; la bambina, all'interno della sua classe non ha trovato nessuna forma di accoglienza, aspetta con ansia il momento di andare oltre quello spazio limitato, per far ritorno a casa e ritrovarsi in perfetto accordo con la sua famiglia. Ed è proprio all'interno di quel nucleo familiare che troviamo figure che attraggono e si qualificano positivamente per il modo di essere. Primo fra tutti Atticus Finch, il padre di Scout e Jem, che si rappresenta come modello di persona da imitare: empatica, capace di accogliere, comprendere, di relazionarsi con quanti entrano in contatto con lui, una figura congruente, attendibile perchè non solo sa stare nel mondo, ma sa vivere nel mondo. È una persona che valuta ogni cosa con serietà, correttezza, obiettivamente senza essere ottenebrato da pregiudizi o peggio ancora cadere in critiche negative, in ogni ambiente ed in ogni situazione si rivela autentico, intimamente morale ma mai moralista. Ogni essere umano si esprime in mille forme, lui lo fa essenzialmente con la parola, nel suo comunicare c'è chiarezza e lealtà, il suo parlare non si rivela come bisogno di raccontare o descrivere, ma è una parola che risulta sempre più umanizzata se questo aggettivo si può attribuire ad essa. Ha una grande capacità di ascolto e il suo istinto alla comprensione non solo lo esprime all'interno della propria famiglia con i propri cari, ma si fa solidale con quanti lo circondano stabilendo con essi un dialogo franco e aperto. Atticus, da avvocato, usa costantemente parole utili e capaci di veicolare significati per poter giungere alla ricognizione di un perchè, infatti anche le situazioni di contrasto, vengono da lui affrontate con grande rigore critico dispiegando il suo appassionato impegno, in nome dei diritti fondamentali dell'uomo e in nome della dignità e del valore umano. Il parlare di Atticus è espressione della sua vera natura, una figura capace di restituire tutta l'umanità a chi gli sta accanto facendolo sentire che vale qualcosa. E' un genitore che mira alla formazione dei propri figli sulla base di una esistenza autentica, cercando di renderli responsabili in ogni loro scelta, in ogni loro proposito. Ogni componente trova il giusto grado di coinvolgimento nelle relazioni ed il giusto spazio nella propria vita. Il ruolo di Atticus come genitore è molto determinato ed efficace, è simile a quello di un allenatore di calcio che non gioca, ma che risulta essere di esempio per tutta la squadra «sono fuori campo, ma sono con voi». Ragazzi che hanno instaurato un rapporto diretto con il proprio genitore che tratta i suoi figli da persone umane quali essi sono, riconoscendo i loro pensieri, le loro ansie, emozioni, le virtù e i difetti di cui sono portatori. E' in questo ambiente e con questa cultura che i due figli Jem e Scout, trovano terreno fertile per la loro crescita e formazione personale. Sono ragazzi cresciuti in un ambiente puro, dove ognuno svolge il proprio ruolo con responsabilità, non conoscono l'arrivismo, la tirannia, ognuno viene rispettato per il suo modo di essere. Ciò a valorizzare e sostenere la tesi, che appartenere ad una determinata cultura, sperimentare concretamente usi e costumi, laddove con le parole, i buoni esempi e positivi stili di vita familiare, quelli tramandati da padre in figlio, si possono formare persone capaci di saper ragionare, relazionare, accogliere e confrontarsi.
 
«Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione»
(Zygmunt Baumant)
 
«Quando è abbastanza buio si possono vedere le stelle»
(Martin Luther King)

domenica 24 gennaio 2021

Salotto in... Biblioteca 6° incontro - 28/01/2021



Biblioteca Leronni

La cultura che non c’era





Salotto in… Biblioteca

6° incontro (78°)



Quando > Giovedì 28 gennaio 2021

A che ora > 20.30 precise

Dove > In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet

meet.google.com/hms-qwgi-xwn

Libro della serata:

«Il buio oltre la siepe» di Harper Lee (Feltrinelli)




In questo libro, Harper Lee scrive:

“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora

di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo,

qualsiasi cosa succeda.”


Tutti possono collegarsi in videoconferenza utilizzando l’apposito link contenuto nell’email di invito. È bene – ma non obbligatorio – leggere il libro prima. 
 

Il Salotto in… Biblioteca, ideale proseguimento del Salotto all’UnoTre, nasce da un’idea di Giacomo Leronni, che lo conduce

Coconduttore della serata: Giovanni Capotorto


In questi anni, al Salotto, abbiamo letto e commentato libri di: Achebe, Aleksievič, Amis, Atwood, Auster, Benni, Berberova, Bernhard, Bolaño, Borges, Bradbury, Brodskij, Brokken, Cain, Carrère, Cercas, Chiara, Cohen, Corti, DeLillo, Desai, Dick, Djebar, Doctorow, Echenoz, Gorz, Greer, Guerri, Gustafsson, Handke, Hesse, Highsmith, Jelloun, Kadaré, Khadra, Kundera, Kureishi, Larsson, Lem, Lemaitre, Lewis, Lobo Antunes, Magrelli, Magris, Mannuzzu, Maraini, Marías, C. McCarthy, McEwan, McGrath, Mishima, Modiano, Munro, Murakami, Nafisi, Némirovsky, Nooteboom, Oates, O'Brien, Ortese, Osorio, Oz, Paasilinna, Robinson, Rodoreda, P. Roth, Serrano, Soriano, Tabucchi, Trevor, Vassalli, Wharton, Wiesel, Winton, Yehoshua, Živković, Zweig.