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martedì 22 dicembre 2020

Invito I classici e noi - 28/12/2020

I classici e noi

… Il suo pettine, i suoi guanti, i suoi anelli erano per lui oggetti particolari,

importanti come opere d’arte, animati quasi come persone;

tutti conquistavano il suo cuore e aumentavano la sua passione.


(Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale)



lunedì 28 dicembre 2020

In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet

Ore 19.00

 

I baldi frequentanti del Salotto in… Biblioteca

invocano

Gustave Flaubert

e lo ringraziano per il dono del libro

L’educazione sentimentale 


Programma della serata

19.00: Breve saluto introduttivo del capobanda

19.15: Bruno Nasuti ci racconta qualcosa (d’importante) su “L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert.

19.50: I sopravvissuti dicono brevemente la loro su Flaubert e spiegano, in definitiva, se il dono ricevuto (L’educazione sentimentale) è stato gradito o no…

21.15: Disvelamento del classico d’accompagnamento per l’anno 2021

21.50: Scambio di auguri natalizi e di altro genere (non si mangia e non si beve, per lo meno in presenza…)

> Tutto è finito. E tutto ricomincia… 

Fate i bravi, rispettate il programma…

I classici e noi è un’iniziativa di Biblioteca Leronni

e nasce da un’idea di Giacomo Leronni


Noi siamo a favore delle comunità: la partecipazione, dunque, è libera

on dicembre 22, 2020
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martedì 1 dicembre 2020

Il racconto dell'ancella (Margaret Atwood) recLauAlb

 

 


Salotto in Biblioteca del 26/11/2020

«Il racconto dell'ancella» di Margaret Atwood



Commento di Laura Albino

La Atwood, con il suo romanzo: Il racconto dell'ancella, ci dona un'opera di grande profezia, attraverso la sua scrittura si fa interprete di una visione futuristica catastrofica che potrebbe incombere nel prossimo futuro sul genere umano, una minaccia che dovrebbe penalizzare le donne per il loro mancato ruolo, che nel corso degli anni, hanno sempre più trascurato e sottovalutato: quello di unirsi in matrimonio, procreare, allevare ed educare i propri figli, tutti riti ed azioni che nel passato davano senso e valore alla loro vita. Le donne, da sempre, sono state considerate angelo della casa e calore del focolare domestico, dal momento in cui sono state riconosciute loro, capacità forse superiori a quelle degli uomini, hanno assunto ruoli ed incarichi che hanno affermato sempre più la loro personalità, escludendo del tutto dalla loro vita la presenza maschile e sottraendosi così all'esclusivo ruolo di moglie e di madre. Da essere genitrici di una lunga schiera di figli e occuparsi della loro educazione e formazione, con l'evolversi dei tempi, hanno preferito pianificare il futuro della propria vita mirando al raggiungimento di obiettivi ben diversi da quelli ai quali erano state destinate. E così, per lunghi anni hanno disdegnato il matrimonio e la procreazione, giustificando tale rinuncia: le nascite di bambini deformi in seguito all'ambiente colmo di radioattività, la diffusione delle malattie infettive, l'Aids, le epidemie, il Covid 19, il tutto sostenuto e favorito dalle nuove leggi che autorizzano i contraccettivi e l'aborto, ma soprattutto tra queste giustificazioni emerge una verità, la grande voglia della piena libertà e il volersi affermare nell'ambito lavorativo. Ogni donna ha così raggiunto ogni tipo di indipendenza agendo secondo il proprio piacimento: libertà di studiare, di lavorare, di fumare, di svagarsi, di viaggiare pur di non assolvere ai doveri di donna e di madre. Hanno cominciato a far sentire la loro voce e ad avere una posizione del tutto autonoma fino ad assumere ruoli lavorativi prettamente riservati al mondo maschile.
Donne quindi che non hanno saputo accettare e vedere nel matrimonio, nella maternità un dono capace di intrecciare un colloquio d'amore con il proprio uomo e la propria creatura, facendo così venir meno l'espressione più sublime dell'amore tra una coppia nuziale benedetta dal Signore. Con l'evolversi del tempo però, sono venute meno anche alla custodia dei propri sensi, si sono lasciate trasportare con leggerezza verso tutti i richiami e le attrazioni del mondo fatti di rumori, immagini e falsi dei e dove tutto è orientato solo ed esclusivamente al godimento dei sensi, lo hanno praticato senza alcun turbamento o pentimento, questo perchè non hanno mai conosciuto quelle virtù che conducono al timore e all'amore di Dio. Quindi non si sono andate più affermando le donne considerate angeli della casa e calore del focolare domestico, ma solo donne prive di ogni virtù, incapaci di moderare e di contenere il desiderio disordinato e spasmodico del godimento dei sensi, entro i limiti assegnati dalla ragione o dalla fede, hanno praticato solo atti passionali smodati che non si armonizzano con quelli del cuore.
Nel corso degli anni si sono esposte più del dovuto, hanno osato più di quanto era stato loro concesso, con quel loro ardire hanno compromesso e disdegnato anche i dettami del Vangelo a cominciare dai versetti della Genesi 2,7-18-21.22-23-24 che ci dicono che Eva non fu creata dai piedi dell'uomo per essere sottomessa, bensì formata dalla costola di Adamo per poterlo affiancare e sostenere, non hanno quindi saputo mettere in atto quel giusto equilibrio che regola il vissuto tra un uomo ed una donna attraverso l'espletamento del proprio ruolo e delle proprie competenze.
Come mai una scrittrice come la Atwood, fautrice di un movimento femminista a sostegno della libertà della donna, ad un certo punto della sua esistenza decide di scrivere un romanzo dove distopicamente la colloca in una condizione di vita del tutto oppressiva e sottomessa al potere dell'uomo? Con il suo scritto, «Il racconto dell'ancella», è come se volesse fare un passo indietro rispetto alle sue idee politiche e sociali che l'avevano sempre vista attivista e promotrice nel voler vedere la donna in una posizione del tutto autonoma ed indipendente, è come se avesse preso consapevolezza che quella società di cui era stata sostenitrice, ora risultasse essere tutta in negativo per le eccessive e smodate libertà di scelta che andavano sempre più degenerando e che stavano conducendo ad una morte lenta e graduale l'immagine di una donna che non conosceva limiti. Anche perchè, il suo venir meno al ruolo sublime di moglie, di compagna di vita indissolubile, ha causato conseguentemente il crollo del tasso delle natività, un vero e proprio allarme sociale, finanziario ed economico di cui la Atwood, attraverso la sua fantasia e genialità trova ipotesi e previsioni per la sua soluzione all'interno di una Repubblica, quella di Gilead, un regime militarizzato e totalitario, che viene a costituirsi in seguito all'uccisione del Presidente, uno stato militarizzato che va a porre il suo dominio proprio sulle donne per risolvere il problema delle mancate nascite, in una forma a dir poco tragica.
All'interno del quartiere militare vengono rinchiuse giovani donne con la finalità di soddisfare le richieste di coloro che stanno al potere e consentire il proliferare della prole. «Il Centro Rosso», una grande casa un tempo abitata da signori e che aveva visto grandi sfarzi, ora, del tutto disadorna, si è trasformata in un alloggio che rinchiude quelle ombre, giovani donne che da un momento all'altro della loro esistenza, si sono ritrovate private da ogni cosa, inaspettatamente è stato sottratto loro ogni bene materiale, sono state allontanate dalle proprie famiglie, dai posti di lavoro e catapultate in una realtà claustrofobica, sono state recluse in un luogo punitivo dove vengono sorvegliate all'esterno da guardie e all'interno dalle vigilanti fornite di pungoli, pronte a colpire per qualsiasi piccola trasgressione e a ferirle psicologicamente per tutti i loro mancati doveri, in questa condizione di totali ristrettezze e limiti, ora quelle ombre vivono una vita fatta di silenzi, di sotterfugi, di punizioni e fustigazioni, la loro identità è stata sottratta, il nome sepolto ed etichettate con abiti minimali, simili nella foggia, ma di colore diverso che le contraddistinguono nei loro ruoli, alcune di esse vengono usate come macchine che devono produrre figli per le mogli sterili dei loro capi-padroni, hanno il ruolo di incrementare le nascite, questa nuova condizione è scesa su di loro come una vera maledizione, quel rosso che le investe dal collo fino ai piedi, un colore che dovrebbe simboleggiare l'amore, per loro assume un significato ben diverso, quello di donna sottomessa alla violenza, al tormento. Il momento della copulazione non è altro se non un rito, non più un atto d'amore di una donna che si dona al suo amato, ma un calice sacrificale, pronto ad accogliere il frutto proibito con l'attesa, l'ansia e l'ardore che quel momento indesiderato finisse quanto prima, un quadretto che fa tornare alla mente una canzone di Celentano, «Storia D'amore«, “coi tuoi soldi hai comprato il suo corpo non certo il suo cuor”. Donne che con il loro sangue devono soddisfare e colmare l'infertilità di donne agghindate, ingioiellate ed incipriate senza nulla avere in cambio della loro creatura. Un misero alloggio, un vitto frugale per la sussistenza, e tanta invidia da parte di quelle mogli infeconde, statuarie che sanno soltanto accogliere nelle loro braccia un bambino come fosse una loro creatura, un atto di possesso immeritato, ma per loro ogni cosa è dovuta perchè devono sempre e comunque possedere tutto, devono riscattarsi per le personali inadempienze, devono omaggiare e portare avanti il nome alto locato del proprio consorte, un fetido inseminatore, accogliendo tra le braccia una creatura che non conoscerà mai il dolore della propria madre e tutto il sangue versato per lei.
Per quelle ancelle, abbandonare il proprio figlio, non è altro se non il compimento di una vera vendetta e maledizione caduta su di loro facendole scontare tutta la gravità delle omissioni di ogni donna. La sua figura, considerata un tempio ora viene profanato e sottomesso a dei bastardi, pertanto tra i loro capelli, non più perle da sfoggiare, ma cuffie simili ad ali di colombe per coprire le loro malefatte. Per l'ancella Offred, la protagonista della narrazione, così chiamata perchè è diventata la donna di Fred (Of-Fred), il tempo che scorre ha acquisito tutt'altro valore, va in cerca di un profondo spirito di fede che l'aiuti a riconoscere in ogni situazione un messaggio, un perchè di quel vivere ingrato colmo di privazioni e di infinite difficoltà che richiedono esercizi di remissione di pazienza e di tanta speranza, il suo presente non trova alcun collegamento o continuità con il tempo passato a cui la sua mente fa continui richiami, ma che purtroppo è rimasto solo un sogno. Deve dimenticare il proprio vissuto per piegarsi alle incessanti richieste del suo comandante e umiliandosi nell'atto di quei doveri tanto difficili e penosi. Il racconto in tutta la sua drammaticità sembra essere non solo una predizione del futuro ma soprattutto un avvertimento alle nuove generazioni donne che non solo procedono in questa nostra società senza regole, ma che vanno sempre più profanando e disdegnando la loro femminilità.
Il racconto dell'ancella, una narrazione distopica, che riferisce al lettore crude esperienze immaginate ma che le stesse lo inducono ad una duplice riflessione, una che da un momento all'altro della nostra esistenza le cose cambiano indipendentemente dalla nostra volontà, la seconda di come il più delle volte accade che fatti, situazioni, mondi immaginati, possano trasformarsi in realtà. A conferma di ciò, mi piace fare riferimento a due grandi films distopici visionati qualche anno fa: «Virus letale» del 1995 di Wolfgang Peterson e «Contagion» del 2011 di Steven Soderbergh, che ci raccontano di una pandemia dovuta ad un virus letale che si diffonde con il solo contatto, un caso difficile da risolvere e che colpisce, in un momento del tutto inaspettato, intere popolazioni. E allora, cosa è accaduto a distanza di qualche anno da quelle produzioni cinematografiche all'intera umanità? È arrivato il Covid 19, un vero bliz che nelle vesti di un grande dittatore mondiale invisibile, ha sottomesso l'intera umanità sottraendola ad ogni forma di libertà e manifestazioni di sentimenti di amore verso il proprio fratello, il proprio padre, il proprio figlio.
Un macabro cecchino che nascondendosi in ogni angolo e non visto è pronto a colpire chiunque lo sfiori, ha sottratto ogni essere umano dal proprio vivere facendolo cadere nella precarietà, in una condizione di paure, di angosce, di incertezze e di grande impotenza, in un buio profondo che lo avvolge e che non gli lascia intravedere nessuno spiraglio di luce all'orizzonte. L'ignoto, quel grande nemico invisibile si è presentato al nostro cospetto per sfidarci, per affrontare una volta per tutte quell'uomo che non si accontenta di vivere secondo i dettami di madre natura, ma che si pone continuamente al di sopra di essa e dell'Onniscente.

“Non ti convinci che il cielo sta crollando, finchè non te ne cada un pezzo addosso” (M. Atwood)


on dicembre 01, 2020
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sabato 31 ottobre 2020

Le cose crollano (Chinua Achebe) recLauAlb

 


Salotto in Biblioteca del 29/10/2020

«Le cose crollano» di Chinua Achebe

 



Commento di Laura Albino

Il sistema planetario in disfacimento, pianeti, satelliti, galassie e asteroidi, fuoriusciti dalla loro orbita sembrano schegge impazzite, non riescono a roteare nella regione dove il proprio corpo ha avuto origine, ogni movimento, ogni rotazione, sembra aver perso il proprio equilibrio, la propria direzione e la giusta collocazione e funzione nello spazio, un vero caos, non si conosce quale forza maggiore abbia destabilizzato i loro movimenti. Una vera e propria distruzione, un crollo che mai più potrà ripristinare quell'equilibrio da sempre esistito tra ogni elemento. Come mai un sistema planetario formatosi e consolidatosi milioni di anni or sono, laddove tutto si muoveva all'interno di funzioni interdipendenti ora sono in totale disgregazione? Sono venute meno le leggi che governavano il tutto, oppure cause esterne hanno creato quel dissesto? È questo lo scenario che la grafica della copertina del libro di Chinua Achebe «Le cose crollano» credo voglia rappresentare. Sulla base di tali principi fisici interplanetari, l'autore struttura l'intera impalcatura della sua opera perchè il romanzo ci porta alla conoscenza di un sistema sociale le cui radici millenarie hanno fatto la storia di una popolazione molto vasta che occupa un grande continente: l'Africa, terra di un popolo la cui cultura risulta essere unica ed irripetibile. 

Racconta in forma leggendaria la storia di quella gente, partendo dalle loro tradizioni, folklore, miti e leggende e ciò lo fa con una scrittura semplice ma che lascia trasparire l'amore viscerale che egli riversa verso il proprio luogo natio, parole genuine che pur nascendo dalla sua testa, non nascondono quelle che nascono dal cuore.
Nello scritto emerge la forte influenza che quella civiltà ha esercitato su di lui, creando un rapporto simbiotico che egli rivela, forse inconsapevolmente, mentre va descrivendo ambienti, tradizioni, costumi ed ogni particolare della sua cultura; il tutto viene raccontato con enfasi e vanto, tanto da inserire nella narrazione infiniti proverbi e parole nella lingua originale della sua Nigeria per non tralasciare qualsiasi cosa che appartiene alla sua Africa. Con il suo scritto, ci offre infinite conoscenze e contenuti intorno alla sua cultura così dettagliati e accattivanti che forse nessun testo scolastico di storia o di geografia, ha
saputo proporre in tal modo. L'intera narrazione accompagna il lettore in alcuni villaggi africani della Nigeria, dove storie di uomini governati da leggi millenarie, vivono una cultura fortemente radicata a riti magici, divinità e stregonerie, che regolano il vivere quotidiano della loro gente, dove ogni singola azione viene pienamente condivisa per il bene di ciascuno; ci racconta di una società in cui il danaro non ha alcun valore e solo i beni della natura vengono usati e sfruttati come vera fonte di vita. Forte è l'interdipendenza non solo all'interno della propria famiglia dove il benessere viene valutato dal numero delle mogli e dei figli, ma anche all'interno di gruppi più numerosi, dei clan, all'interno dei quali vigono la
collaborazione, l'aiuto reciproco e l'interscambio di ogni bene utile alla sopravvivenza. 

L'Africa, viene rappresentata come un grande paese ricco di colori, folklore, tradizioni e riti che accompagnano l'uomo dalla nascita fino alla sepoltura, uomini che hanno uno stretto rapporto con l'aldilà e dove danze, suoni di tamburi e canti sono di coronamento alle infinite cerimonie che si svolgono nei loro villaggi. Indissolubile è il legame con i loro antenati, il loro agire è in funzione di quanti vissuti prima di loro sono stati in grado di costruire e tramandare, un vero e proprio patrimonio millenario, una cultura così variegata che nessun
continente al mondo potrebbe eguagliare. Un sistema sociale ben consolidato che ha retto la sua autonomia fino a quando le sue leggi non sono state violate, ma l'irruzione selvaggia e inaspettata dell'uomo bianco in quei luoghi incontaminati ha creato un forte dissesto. I colonizzatori, con il pretesto di costruire un'alleanza tra popoli, non hanno fatto altro che calpestare e distruggere secoli di tradizioni sottomettendo quegli uomini, donne e bambini ad ogni loro legge privandoli così della loro libertà. Questi ultimi, dal canto loro, hanno eliminato ogni forma di credenza nei confronti delle loro divinità, del loro creatore supremo e hanno aderito alla religione degli europei, ai loro insegnamenti, al rispetto di nuove
leggi del vivere sociale, e adottato una nuova lingua. Avrebbero mai immaginato quei padri, quegli spiriti immortali, che un giorno sarebbero stati traditi dai loro figli? Purtroppo, il crollo di quella nazione tanto longeva quanto ben consolidata è avvenuto di certo non per una scelta personale, bensì per l'intervento di forze esterne, più potenti e di maggiore influenza che con la loro imposizione hanno sopraffatto, dissestato e fatto crollare tutte le certezze di un popolo che aveva mosso i suoi passi solo e sempre in funzione delle proprie leggi. 

Lo scrittore, narra le vicende attraverso la figura leggendaria di Okonkwo, un grande uomo forte e temuto all'interno del suo villaggio per aver dimostrato in più occasioni tutta la sua virilità, un attributo che gli ha consentito di meritare da parte della sua gente grande
rispetto e stima, Okonkwo, purtroppo per un incidente da lui non voluto e del tutto inaspettato, per aver ucciso involontariamente un ragazzo, viene allontanato dal suo villaggio in base a una loro legge. Quei sette anni di esilio vissuti lontani dalla sua terra, non gli consentono di difenderla dall'incursione degli uomini europei, in sua assenza troppi sono gli abusi che essi vanno perpetrando sottomettendo una civiltà e apportandole un drastico dissesto del loro status, un vero crollo. Con il suo ritorno in patria, come Ulisse che tornato nella sua Itaca trova il suo trono oltraggiato dai Proci, si riappropria delle forze personali e del suo coraggio perduti perchè vuole affrontare quegli incursori, quei grandi nemici che hanno contaminato la terra dei suoi padri. Purtroppo si rende conto di essere rientrato troppo tardi, ormai il crollo della sua società è avvenuto, persino suo figlio si è convertito alla religione cristiana e così, deluso e sconfitto, non avendo altra scelta, mette in atto la sua astuzia; conoscendo una delle tante regole millenarie del suo paese che nessun suicida poteva essere sepolto dalla sua stessa gente, con un atto esecrabile, pur andando
contro al più alto valore della sua cultura, si sottrae alla propria vita con l'intento di far compiere agli uomini bianchi il rito della sua sepoltura. Proprio coloro che avevano avuto la pretesa e la presunzione di affermare il loro potere e la loro identità su un territorio non di loro pertinenza, devono subire un grande gesto strategico e vendicativo, finalizzato alla loro sottomissione, una grande sconfitta etica e morale che mai prima di allora nella storia dei paesi occidentali era accaduto. Chinua Achebe ci regala una grande narrazione epica dove non mancano l'identità di un intero popolo, la stretta relazione con gli dei, le sacerdotesse, gli oracoli, l'eroismo, l'esilio, il ritorno in patria, la vendetta, il coraggio, l'astuzia. Una
grande storia di miti, leggende e tradizioni che per secoli hanno identificato e regolato l'esistenza di un popolo, storie di uomini arrivati da oltremare che non hanno voluto ascoltare la voce di chi proponeva loro uguaglianza sociale, quella voce capace di far riconoscere ed integrare ogni differenza per poter creare quella unità che avrebbe fatto muovere all'unisono quell'insieme universale costituito non solo dall'armonia delle stelle, del sole, della luna, dei pianeti e satelliti, ma da tutti quei popoli appartenenti ad ogni razza ed etnia che ancora oggi non riescono a raggiungere quella pace e quell'armonia tanto agognata: 

«Dì all'uomo bianco di chiudersi in casa e di non mettersi in mezzo a noi... puoi restare con noi se ti piace come viviamo. Puoi anche adorare il tuo Dio. È bene che un uomo adori gli dei e gli spiriti dei suoi padri. L'uomo bianco non può risolvere ogni cosa con le sue mani perchè non capisce le nostre usanze, così come noi non capiamo le sue. Noi diciamo che è stupido perchè non capisce il modo in cui viviamo e forse anche lui dice che noi siamo stupidi perchè non capiamo il suo». 

Semplici parole, che sarebbero state tanto apprezzate dallo scrittore Ngugi Wa Thiong'o, sostenitore di quella scrittura priva di orpelli che richiede l'uso delle stesse parole che usava il grande Maestro: 

«Seguite quindi l'esempio di Gesù, mandami altre pagine, ma non usare paroloni. Rileggi la Bibbia e osserva come usa la lingua...»

Alla luce del suo riferimento allo stile narrativo che ritengo molto significativo, mi piace riportare anche una sua poesia che manifesta, come Chinua lo fa nel suo libro, tutto l'attaccamento alla sua Africa
«Ti paragonerò ad un giorno d'estate? Tu sei più incantevole e più dolce.
Ma la tua eterna estate non sfiorirà, Né perderà la bellezza che ti è data.
Finche gli uomini avranno respiro, e gli occhi vista,
vivranno questi versi, e ti daranno vita.»

on ottobre 31, 2020
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martedì 27 ottobre 2020

Salotto in Biblioteca - ottobre 2020

 

 Biblioteca Leronni
La cultura che non c’era

Salotto in… Biblioteca

4° incontro (76°)


Quando  Giovedì 29 ottobre 2020

A che ora 20.30 precise

Dove In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet

meet.google.com/hms-qwgi-xwn

Libro della serata:

«Le cose crollano» di Chinua Achebe (La nave di Teseo)

In questo libro, Chinua Achebe scrive:

“...Ho paura per voi giovani perché non comprendete quanto sia forte il legame del sangue. Non sapete che cosa vuol dire parlare con una sola voce.”

Tutti possono collegarsi in videoconferenza utilizzando l’apposito link contenuto nell’email di invito. 
È bene – ma non obbligatorio – leggere il libro prima.

Il Salotto in… Biblioteca, ideale proseguimento del Salotto all’UnoTre, nasce da un’idea di Giacomo Leronni, che lo conduce

Coconduttrice della serata: Giulia Sabia

In questi anni, al Salotto, abbiamo letto e commentato libri di: Aleksievič, Amis, Auster, Benni, Berberova, Bernhard, Bolaño, Borges, Bradbury, Brodskij, Brokken, Cain, Carrère, Cercas, Chiara, Cohen, Corti, DeLillo, Desai, Dick, Djebar, Doctorow, Echenoz, Gorz, Greer, Guerri, Gustafsson, Handke, Hesse, Highsmith, Jelloun, Kadaré, Khadra, Kundera, Kureishi, Larsson, Lem, Lemaitre, Lewis, Lobo Antunes, Magrelli, Magris, Mannuzzu, Maraini, Marías, C. McCarthy, McEwan, McGrath, Mishima, Modiano, Munro, Murakami, Nafisi, Némirovsky, Nooteboom, Oates, O'Brien, Ortese, Osorio, Oz, Paasilinna, Robinson, Rodoreda, P. Roth, Serrano, Soriano, Tabucchi, Trevor, Vassalli, Wharton, Wiesel, Winton, Yehoshua, Živković, Zweig
on ottobre 27, 2020
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lunedì 28 settembre 2020

Il giuoco delle perle di vetro (Herman Hesse) recLauAlb

 


Salotto in Biblioteca del 24/09/2020

«Il giuoco delle perle di vetro» di Herman Hesse






Commento di Laura Albino

Hesse, in un suo libro dal titolo «Sotto la ruota», denuncia e smaschera l'inadeguatezza e la disumanità dell'istituzione scolastica perchè, secondo lui, essa fonda i suoi principi esclusivamente sulla selettività delle prestazione personali dell'allievo e non sulla basilare esigenza di formare individui creativi e capaci di esternare tutta la ricchezza interiore, scongiurando in tal modo la ripetitività delle consuetudini e dello scontato, pur non esulandosi dalla realtà. Tali  principi di base li ritroviamo anche in forma molto più particolareggiata ed ampliata nel suo ultimo libro “Il giuco delle perle di vetro”, un vero saggio, un manuale di didattica scritto in forma romanzata, molto illuminante  che riserva per la sua copiosità insegnamenti e metodologie didattiche di alto valore professionale, che solo gli addetti a tali funzioni possono cogliere, anche se nulla viene impartito esplicitamente, anzi è come se nascondesse un segreto che ogni docente deve essere in grado di riconoscere e recepire nella misura della propria personale formazione. Comunque il libro si presterebbe anche ad ulteriori chiavi di lettura, potrebbe considerarsi autobiografico, oppure altamente allegorico se interpretato come conoscenza di un particolare periodo storico che ha caratterizzato i primi anni del novecento, anni che videro da parte di una  grande potenza, la Germania, affermare la propria superiorità su ogni altra nazione sulla base delle caratteristiche fisiche del popolo, una vera casta a cui si vantava di appartenere esulandosi così dal resto dell'umanità.

Alla luce del suo pensare sulle modalità di fare scuola il narratore ci racconta di una istituzione scolastica ideale: la Castalia, un ordine di scuola utopistico che avrebbe quasi come modello «La Repubblica» di Platone e la «Città del Sole» di Tommaso Campanella: essa mira alla esclusiva formazione di grandi intellettuali. Secondo Hesse però l'intellettualismo in un individuo non è sufficiente ai fini di una formazione identitaria, perchè essa assume la sua valenza non solo quando vengono evidenziati i talenti, l'eccezionalità, le origini della sua natura, ma anche quando emergono la libertà di pensiero, la vocazione, la passione, la fantasia, la determinazione, la dedizione, il coraggio, il dubbio, il saper osare, tutti requisiti che nel loro equilibrio rendono un uomo vero, saggio e competente. È nella sua Castalia, una provincia prettamente pedagogica, che Josef, il protagonista delle vicende, sperimenta il suo percorso formativo, un vero processo di iniziazione, che vede il suo avvio in  una realtà senza tempo, un luogo inespugnabile dove lo scibile fa da padrone e dove la vera pedagogia trova terreno fertile all'interno della filosofia, della matematica, dell'astronomia e della musica, in quanto essa rappresenta nella sua organicità l'ordine, la misura il tempo.

La Castalia, quindi, un vero modello di scuola che pratica e custodisce anche la più prestigiosa metodologia: quella del gioco delle perle, dove ogni materia, ogni sapere, ogni pensiero, ogni dato, ogni teorema, vengono combinati,  maneggiati e diretti da docenti specialisti e virtuosi, per farne di essi fonte e mezzi di ricerca da cui ogni mente, ogni allievo può attingere per manipolarli, amalgamarli, ampliarli e modificarli secondo la nuova e personale mentalità e poi poterli consegnare ai posteri come patrimonio dello scibile ampliato, perfezionato ed impreziosito. L'allievo e il docente, pur essendo due figure contrapposte operano quindi in perfetta sintonia nella ricerca e nella costruzione dei saperi, una metodologia molto efficace capace di  risvegliare nei giovani l'entusiasmo e la vocazione allo studio. Infatti  in questo ordine di scuola vige quella forma di insegnamento che esclude il principio delle differenze tra i cosiddetti talentuosi e i meno capaci escludendo così la loro conseguente e disumana selezione, essa mira all'esclusivo insegnamento di ricerca, prefiggendosi come obiettivo primario quello di formare persone  motivate per poter raggiungere vette sempre più elevate. Il gioco di cui tanto si parla nel libro,  richiede l'intero coinvolgimento tra maestro, allievo e saperi. Essi entrano in gioco in ogni regola che trova piena applicazione ed efficacia nella condivisione e accettazione di ogni pensiero per poter trovare quell'equilibrio simile alle perle di vetro che, per la loro sfericità e capacità di movimento, di trasformazione, di duttilità e trasparenza, sono in grado di creare tra di loro quell'armonia che riesce a mettere insieme tesi ed antitesi, vero, falso, vecchio e nuovo. Il gioco delle perle è quindi visto come un'arte capace di combinare simultaneamente, più saperi, più perle colorate per farne di essi una polifonia quell'arte che solo la musica è in grado di fare, quel gioco che non crea mondi separati ma integrati ognuno con la propria unicità nella complementarietà e che dà valore al singolo. Ognuno fa parte di un intreccio, di una intesa, di una coesistenza, come se l'uno non potrebbe sussistere senza l'altro, dove ognuno trova il giusto equilibrio all'interno del quale inizio e fine fanno parte dello stesso gioco.

In questo ordine di scuola Josef ha sperimentato questa realtà diventando il più bravo ludi magister ma, pur amando la sua Castalia, non condivide il suo totale isolamento dal mondo circostante, essa è un ordine a se stante blindato in una realtà erudita sempre pronta a difendere la sua posizione di élite composta esclusivamente da uomini intrisi di ogni sapere, che si fregiano di possedere, ma il tutto rimane finalizzano esclusivamente al pieno godimento di sé. Per questi motivi Josef, ad un certo punto avvertendo la sua appartenenza a tale casta e, sentitosi in piena incompletezza, entra in conflitto  con se stesso perchè è pienamente consapevole che la formazione dell'essere non si esaurisce nel campo intellettuale e in quello della ricerca di ogni sapere. Josef è di una natura completamente diversa, quel mondo erudito comincia a soffocarlo, la Castalia è una realtà che rinchiusasi nel suo scrigno, nel proprio habitat rifugge dal mondo per poter vivere esclusivamente in piena sicurezza e serenità, troppo si è eretta su di un piedistallo considerandosi per i suoi saperi ed il suo status al disopra di tutto e di tutti, tanto da porsi come forma di potere assoluto per sottomettere i più deboli e i più ignoranti. La Castalia gli si presenta come uno spazio limitato che non ha più nulla da offrirgli perchè costituito sì da menti eccelse, ma non da uomini umani, perchè incapaci di includere le  esperienze del mondo esterno. Per Josef l'uomo intellettuale, il cosiddetto uomo di cultura dovrebbe saper stare nel mondo per poter apportare i suoi benefici agli altri, deve essere cosciente del suo ruolo per potersi assumere anche delle responsabilità. Josef possiede delle naturali propensioni verso l'umanità, grande è la sua brama di voler trovare un linguaggio comune, un terzo codice capace di mettere insieme ogni idea, ogni pensiero acquisito per poterlo condividere con il grande mondo che ha conosciuto attraverso il suo amico Plinio. Josef  protende alla costruzione di un grande mondo capace di unire il suo piccolo mondo ad una realtà portatrice di una grande cultura, quella che conserva le proprie origini, i propri costumi, i propri valori tradizionali, che pur lottando tra felicità e tristezza, tra ebbrezza e noia, è capace di sprigionare quelle grandi forze vitali fatte di amicizie, di svaghi, di affetti familiari, di sentimenti e di infinite esperienze di vita che ben si allontanano da quelle ritenute perfette. Josef intende  armonizzarsi con tutto se stesso, con la sua anima, vuole raggiungere quelle sfere più elevate laddove governano il sacro ed il divino, e per poterlo fare deve osare, deve giocare con le perle di vetro più preziose, quelle che mirano alla perfezione dell'essere e ciò lo farà con la stessa scientificità, con la stessa musica, con la stessa armonia con cui ha manipolato le altre perle di vetro. Deve interpretare la volontà divina nella solitudine, nella meditazione e nella contemplazione, affinchè il suo percorso formativo, partito da un io frammentato possa raggiunge la sua unicità.

Egli mira ad una formazione identitaria simile ad un caleidoscopio all'interno del quale ogni perla diversa per il suo colore, attraverso il loro movimento e le varie combinazioni, giungono ad un insieme unitario, perfetto; il suo animo necessita di agire secondo i dettami del suo cuore, avverte il bisogno di sentirsi utile alla società nel volerla servire. La sua formazione, la sua tendenza attualizzante lo spingono a compiere uno straordinario percorso di umanizzazione: egli intende arrivare al cuore delle persone, per far sì che la sua natura umana non rimanga distinta da quella divina; ora tutte le sue conoscenze deve tradurle in azioni a favore dei più deboli, dei meno capaci, Ed è proprio l'incontro con Tito, un fanciullo escluso dalla scuola, dagli amici e persino dalla sua famiglia, un caso che per tutta la sua tragicità, lo induce a volersi ptrendere cura di lui nella sua totalità: ha compreso il grande dolore e la grande sofferenza che spingono quell'essere ad assumere comportamenti inadeguati ed inaccettabili e quindi lui non solo li giustifica, ma trova la  soluzione adeguata al problema, come un bravo maestro “giardiniere”, si mette al suo servizio realizzando un suo sogno, un obiettivo che avrebbe da sempre voluto perseguire sollecitato proprio in seguito alla lettura di una poesia di Ruckert letta in età giovanile e che gli tornava ripetutamente in mente, in quanto portatrice di tanto amore e umanità.

“I dolci dì vediamo tramutare con piacere, se a noi fan maturare cose più dolci: un bimbo che educhiamo, un libretto che scriviamo.”

Josef, nei suoi confronti, si pone in atteggiamento di ascolto, lo accoglie nella sua totalità entrando in empatia con lui, valorizza ogni sua conoscenza, lo incoraggia, lo aiuta, un  vero soccorritore, comprende le propensioni di Tito verso la natura, pertanto si abbassa ai suoi stessi livelli, si fa piccolo quanto lui, si predispone ai suoi insegnamenti lasciandosi guidare e dirigere dai suoi passi, riponendo in lui una fiducia tale da seguirlo fin su quell'alta salita, su quell'alto monte fino all'estremo delle sue forze per raggiungere come fine ultimo,  quasi in un un abbraccio la salvezza e rinascita di Tito e il suo dolce tramonto. L'unione tra il maestro e l'allievo, tra il grande ed il piccolo, tra l'uomo e la natura, tra la morte e la vita che nella loro unicità si manifestano ancora una volta in tutta la loro maestosità.  

E noi? Dei nostri saperi,  delle nostre conoscenze cosa ne sappiamo fare? Siamo in grado di coniugarli, di armonizzarli al richiamo della nostra anima e rispondere ai bisogni dell'altro? Oppure siamo come mine vaganti che ci scontriamo l'un l'altro e non perle di vetro in grado di combinarsi in un gioco unitario capace di creare armonia? O siamo tutti delle monadi, che continuiamo a vantarci di essere degli intellettuali, gente portatrice di culture diverse, che si auto celebra per la personale posizione sociale perchè magari occupa i gradini più alti della società, ma non è in grado di mettere in pratica  nessuna azione positiva e concreta, derivante dalla  formazione di ognuno? Da un essere di alta formazione i cui privilegi sono superiori a quelli di un povero ignorante, ci si dovrebbe aspettare maggiori propensioni verso i più deboli, i meno capaci i meno fortunati e verso i loro bisogni. Ma, i cosiddetti uomini di cultura, mirano al pieno godimento di sé, all'auto celebrazione al raggiungimento di quel potere che continua a porre la sua attenzione sempre ed esclusivamente verso coloro che stanno più vicini al sole: i più bravi, i più belli, i più danarosi, i più forti. L'uomo di cultura dovrebbe fare la storia, dovrebbe conoscere ogni aspetto di essa perchè lui stesso non solo ne fa parte, ma ne è responsabile; gli manca però il più grande interessamento, quello che riguarda la storia degli uomini, la storia universale, manca loro l'attenzione al resto del mondo. Da sempre, nella storia sociale si tende alla formazione di gruppi di elite, ma come si possono sollecitare questi eruditi a non fossilizzarsi nel proprio habitat e ad aprire gli occhi su altri mondi cercando di integrarli al proprio sapere?

Di certo la metodologia che ci propone Josef non va insegnata, e qui interviene il ruolo dei grandi intellettuali e perchè no, anche dei docente, coloro che si dovrebbero definire i più grandi e superbi giocatori di perle, pertanto il matematico, il filosofo, lo storico non devono soffermarsi con rigore intorno alla loro materia d'insegnamento ma, da bravi giocatori di perle, partendo dal più elevato concetto dell'universalità, devono avere la capacità di combinare e collegare i contenuti di ogni ambito, non solo per non fossilizzarsi in prima persona, ma soprattutto per vivacizzare e valorizzare la propria disciplina L'obiettivo di ogni docente deve essere quello di perfezionare al massimo ogni sapere attraverso il metodo del lavoro di gruppo e della ricerca. Questi giochi richiedono da parte del docente evoluzione e soprattutto cambiamento interiore per poter allontanare da se' quella presunzione o quella smania soggettiva di dare la priorità alla personale formazione disciplinare. Solo l'armonia tra ogni scienza è capace di sottrarre l'uomo da ogni presunzione del proprio sapere, armonia che deve però trovare la sua completezza nella spiritualità. Infatti Josef trova un'abissale differenza nel suo nuovo insegnamento, dopo la sua esperienza nel convento benedettino. La conquista spirituale gli dà una carica maggiore specialmente di fronte a studenti molto giovani e piccoli  perchè vuoti di conoscenze ma sempre più plasmabili ed educabili, perchè insegnamento ed educazione vanno impartiti parallelamente e non  distinti l'uno dall'altra. Anche l'ignoranza che fa parte di ogni essere, ha il suo ruolo rilevante, perchè proprio grazie alla sua presenza, ogni conoscenza diventa più preziosa, più chiara, più illuminante, è proprio in questo incontro di opposti, di indefinito e definito, che si giunge alla vera conoscenza, che consente di entrare nel mondo e quindi appartenere all'universalità.

Molto incisiva la frase riportata nel libro: "Comincia a rivolgere il pensiero al prossimo gioco annuale”, trattasi quindi di un invito ad ogni docente ad attivare la personale creatività nel combinare in un unico gioco le fondamenta della formazione. Un maestro che deve giocare nella totalità, vale a dire nell'insieme delle diversità e differenze, deve  praticamente costruire ogni insegnamento sul concetto di Yin e Yang, le due grandi energie che si completano a vicenda, perchè l'una non potrebbe sussistere senza la presenza dell'altra. Non crediate che con quanto detto tutto il gioco del ludi magister sia stato espletato. “In perpetua metamorfosi ci saluta quaggiù la potenza segreta del canto” Dopo Hesse, tutto sarà  ripensato, rivisto, ricostruito, modificato, lui ha lasciato la sua eredità ai posteri affinchè essi possano scrivere una nuova musica.

Tutti potremmo essere dei giocatori di perle, a noi il compito di trasferire le nostre conoscenze, i nostri saperi e integrarli alle nuove scoperte,  nulla deve passare nel dimenticatoio, il vecchio deve armonizzare con il nuovo,  Docenti di ogni ordine e grado, nessun ambito disciplinare va tralasciato o ritenuto di maggiore o minore importanza, di essi fatene un'armonia. Solo così la terra e il cielo, il bene e il male, la vita e la morte si uniranno e saranno un tutt'uno.  

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on settembre 28, 2020
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Etichette: 2020, Laura Albino

giovedì 24 settembre 2020

Salotto in Biblioteca - settembre 2020

 Biblioteca Leronni
La cultura che non c’era

Salotto in… Biblioteca

3° incontro (75°)


Quando  Giovedì 24 settembre 2020
A che ora 20.30 precise
Dove In videoconferenza sulla piattaforma Google Meet
Libro della serata:
Il giuoco delle perle di vetro di Hermann Hesse (Mondadori)

In questo libro, Hermann Hesse scrive:

“Esso era una squisita e simbolica forma di ricerca della perfezione,

una sublime alchimia, un accostamento allo spirito in sé concorde,

al di sopra di ogni visione e pluralità, dunque un accostamento a Dio.”

Tutti possono collegarsi in videoconferenza utilizzando
l’apposito link contenuto nell’email di invito. È bene – ma non
obbligatorio – leggere il libro prima.

Link
http://meet.google.com/hms-qwgi-xwn

Il Salotto in… Biblioteca, ideale proseguimento del Salotto
all’UnoTre, nasce da un’idea di Giacomo Leronni, che lo
conduce.


Coconduttore della serata: Vito Mastrovito

 
In questi anni, al Salotto, abbiamo letto e commentato libri di:

Aleksievič, Amis, Auster, Benni, Berberova, Bernhard, Bolaño, Borges,
Bradbury, Brodskij, Brokken, Cain, Carrère, Cercas, Chiara, Cohen, Corti,
DeLillo, Desai, Dick, Djebar, Doctorow, Echenoz, Gorz, Greer,
Guerri, Gustafsson, Handke, Highsmith, Jelloun, Kadaré, Khadra, Kundera,
Kureishi, Larsson, Lem, Lemaitre, Lewis, Lobo Antunes, Magrelli, Magris,
Mannuzzu, Maraini, Marías, C. McCarthy, McEwan, McGrath,
Mishima, Modiano, Munro, Murakami, Nafisi, Némirovsky, Nooteboom,
Oates, O'Brien, Ortese, Osorio, Oz, Paasilinna, Robinson, Rodoreda, P.
Roth, Serrano, Soriano, Tabucchi, Trevor, Vassalli, Wharton, Wiesel, Winton,
Yehoshua, Živković, Zweig.

on settembre 24, 2020
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mercoledì 26 agosto 2020

Akundan. Il treno dell'orizzonte (Francesco Bia)

 



 

 Akundan

Il treno dell'orizzonte

di Francesco Bia
 


 «Akundan. Il treno dell'orizzonte» racchiude poesie scritte da Francesco Bia dal 1998 fino al 2020, poche settimane prima della pubblicazione. Dopo un lungo percorso per la ricerca di una casa editrice che credesse in lui senza snaturare il suo lavoro, il poeta gioiese, attualmente insegnante di lettere a Castelfranco Veneto in provincia di Treviso, è approdato alla «Pluriversum», una giovane ma ben consolidata casa editrice ferrarese che punta sulla poesia di qualità.
Francesco Bia è una persona molto sensibile ed empatica che usa la la sua arte come un dono per migliorare se stesso e gli altri. Una dote non comune che emerge da ogni suo verso. È un artista empatico, un insegnante impegnato culturalmente e socialmente. Una persona che non si ferma alle parole, cerca di aiutare l'altro in maniera concreta.
Il suo libro «Akundan. Il treno dell'orizzonte» mostra in copertina un binario al tramonto che esprime l'idea del viaggio. Racchiude due titoli, le due anime del libro: «Akundan», che nel dialetto «baulè», uno dei gruppi linguistici della Costa d’Avorio, significa “poesia” e racchiude la sua esperienza più recente come missionario del PIME in Costa d'Avorio, e poi «Il treno dell'orizzonte», chiaro riferimento ai treni che vedeva dal suo balcone affacciato sulla ferrovia, che gli nascondevano l'orizzonte, allegoria di un futuro colmo di speranze ed incontri. È anche la metafora del viaggio, delle persone che vediamo salire e scendere continuamente dal nostro treno, dalla nostra vita, tutti quelli che ogni giorno viaggiano insieme a noi e condividono parte del nostro percorso.
La raccolta contiene 58 poesie, scritte nell'arco di più di 20 anni di vita, con uno stile che cambia nel corso del tempo e si trasforma in base alla sua crescita personale- L’opera si suddivide in quattro capitoli tematici: «L'assolo del cuore», «Essenze», «Missione» e «A…».
Il primo capitolo, il più corposo, contiene poesie di vario genere, dedicate soprattuto ai sentimenti, alla famiglia e all'amicizia. Tra le tante spiccano "Cara mamma", che ha voluto dedicare a suo madre, la prima a leggere i suoi incerti versi e a incoraggiare il suo percorso poetico, e ancora oggi lo sostiene costantemente; "La bambina di Tonadico", composta per sua nonna durante la chiusura imposta dal Covid, raccontando la sua vita per immagini l, e inserita in extremis nella raccolta, e "Delle lettere soldato" che apre la raccolta con una sorta di programma del suo percorso poetico.
Il secondo capitolo è intitolato «Essenza», è più breve e racchiude delle poesie ermetiche, in genere componimenti che fanno riferimento a fenomeni naturali, rievocandoli in maniera ermetica, dando anima anche agli oggetti, alle cose che ci circondano, imparando ad andare all'essenza delle cose, a dare un valore positivo anche alle cose che ci fanno stare male. Nelle relazioni interpersonali il rancore logora noi più che l'altro. Meglio cercare di capire perché ci ha fatto male o cosa abbiamo fatto noi per provocare la sua reazione.
Il terzo capitolo, denominato "Missione", racchiude poesie di carattere sociale dedicate all'omofobia, alla violenza di genere e altre tematiche sociali come la disoccupazione e le morti sul lavoro.
Ripercorre anche le emozioni visute durante il periodo come missionario del PIME nel 2016 in Thailandia e nel 2017 in Costa d'Avorio, seguendo le orme di padre Antonio Turra, fratello di sua nonna.

Francesco Bia
 . 

Francesco solitamente leggeva alla nonna le lettere inviate dallo zio e ha imparato così a conoscere il suo percorso spirituale e di vita, decidendo di partire per un periodo come missionario.
Questa sezione contiene anche poesie dedicate a episodi di cronaca, che Francesco ha seguito per il settimanale «La Voce del Paese» e gli hanno poi ispirato versi di compassione e solidarietà, come quelli di «Per un angelo  chiamato Eustachio», dedicate a un giovane morto improvvisamente a Montursi, e «Mamma Puglia oggi piange», scritta in ricordo delle 23 vittime e dei 57 feriti della tragedia ferroviaria avvenuta il 12 luglio 2016 tra le stazioni di Andria e Corato, che ancora aspettano una risposta, chiedono giustizia, cercano di far sentire la loro voce perché questa triste vicenda non cada nel dimenticatoio delle stragi impunite.
Il quarto capitolo è intitolato semplicemente «A…» e contiene poesie dedicate a delle persone in particolare che Francesco ha conosciuto nel corso della sua vita o le cui storie lo hanno particolarmente emozionato. Poesie dedicate ala sua maestra Lucia Nico, ad amici, ma anche a tristi vicende di femminicidio e discriminazione.
Ogni scrittore empatico scrive con uno scopo, utilizza le sue parole come uno strumento per mettere in luce vicende dimenticate e cercare di cambiare qualcosa. Scrivere non è facile a volte, soprattutto quando si raccontano vicende tragiche e bisogna trovare il giusto equilibrio tra la fredda cronaca e l'empatia, tra il rispetto per le vittime e il giusto biasimo per i carnefici. La scrittura spesso è sofferenza, anche per chi la vive tutti i giorni per mestiere o passione. Ti porta a rivivere dentro di te le emozioni, le sofferenze, le paure, le gioie, le emozioni dei protagonisti.
Francesco spera di poter cambiare le cose, contribuire a migliorare la società attraverso le sue parole, il modo delicato in cui ha affrontato vicende tragiche che ancora esigono giustizia.
Il suo obiettivo è anche emozionare e divertire, come nella filastrocca «Gioia del Colle è il suo nome» in cui ripercorre la storia del nostro paese, ricorda i grandi registi che l'hanno percorsa, le sue leggende, i suoi prodotti tipici e le sue peculiarità. Con i suoi versi cerca di unire il desiderio di far provare emozioni attraverso i ricordi, le poesie intimiste dedicate alle persone che amiamo in cui il lettore si immedesima, e l'impegno sociale.


Titolo: Akundan. Il treno dell'orizzonte
Autore: Francesco Bia
Traduttore: -
Editore: Pluriversum Edizioni (Ferrara)
Collana: Nautilus
Genere: Poesia
Anno: giugno 2020
Lingua: Italiano
Copertina a cura di :  Marina Vicario (grafica)
ISBN:  9788831354288
Scheda cartaceo
: IBS | Amazon | La Feltrinelli | Mondadori
Pagine: 88 pp, - Brossura
Prezzo di copertina: 10,00 euro


 

on agosto 26, 2020
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Eventi - agosto 2020

 

Agosto 2020


Sabato 1 Agosto 2020
Noci  (BA) Ore 20,15
Leopoldo Attolico presentai
“E sia” di Grazia Procino in via Pietro Gioia nella manifestazione ”Chiostri, inchiostri e Claustri”
Chiostri, inchiostri e Claustri

Sabato 1 Agosto 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Conoscere il nostro pianeta è il primo passo per proteggerlo:
dialoghi sull’ambiente”
Valerio Rossi Albertini

Ore 21,30 “Cinema e teatro: la magia del viaggio tra set e palcoscenico”
Nancy Brilli
Claudio Gregori - Greg
Ludovica Nasti
Pino Strabioli
Milena Vukotic
Magna Grecia Awards

Domenica 2 Agosto 2020 - Castellaneta (TA)
Ore 21,30 “Solo chi sogna può volare”
Giampiero D’Alessandro
Dile
Claudio Ferrante
Marta Losito
Elisa Maino
Jacopo Mastrangelo
Carly Paoli
Michele Riondino
Renzo Rubino
Eugenio Scotto
Giusy Versace
Lorenzo Zurzolo
Magna Grecia Awards

Lunedì 3 -agosto 2020
Storie di Piazza(VI edizione)
Marica Laudadio presenta
Francesco Colfemmina “La democrazia di Atene. Storia di un mito”
Piazza Margherita di Savoia, ore 19,0

Martedì 4 e mercoledì 5 mercoledì agosto 2020
Concerti musicali pianoforte e voce
A cura della Ass. Mus. Lobefaro
Atrio Castello Normanno Svevo, ore 20,00

Mercoledì 5 agosto
Presso la Kantina ore 22 –
Dj set Max il nano

Giovedì 6 agosto 2020
Ex Distilleria Cassano, ore 20.30
Iliade
A cura della Ass. Cul.Ombre

Venerdì 7-agosto 2020
Piazza Rossini, ore 19,00
Antonella Caprio presenta
Francesco Bia “Akundan: il treno dell’orizzonte”
Piazza Rossini, ore 19,00
Storie di Piazza(VI edizione)

Sabato 8 agosto
Piazza Luca D’Andrano, ore 20.30
Sfilata alla corte degli Svevi
A cura del Vespa Club Gioia del Colle

Sabato 8 agosto
Antico Leccio ore 21
concerto di Renato Ciardo

Lunedì 10 agosto 2020
Ex Distilleria Cassano, ore 21.00
La notte di San Lorenzo
a cura della Ass. TeatralmenteGioia

lunedì 10 agosto 2020
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Adone - Aracne - Narciso
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"
 
mercoledì 12 agosto 2020
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Isiride - Ishtar - Persèfone
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"
 
Domenica 23 agosto 2020
Distilleria – ore 20.30 
Le mille e una notte” con PaoloPanaro 
A cura della Ass. Cul. SIC!
 
martedì 25 agosto 2020
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Dafne - Castalia
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci" 
 
Mercoledi 26 agosto
Ore 19 Paolo VI 
incontro con i ragazzi per Social... Mente con Giulio Prezioso 
 
giovedì 27 agosto 2020
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Leda - Dànae - Niobe
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci" 
 
Giovedì 27 agosto
Ore 20 – – Anfiteatro zona 167
proiezione Fantastic Mr. Fox
RINVIATO

Venerdì 28 agosto
Ore 18-19.30  - Bibliocabina
Chiamata alle arti in ricordo di Michele Montesardo
 
Venerdì 28 Agosto 2020
Ore 19,30 presso il giardino del Circolo Unione 
Storie di Piazza(VI edizione)
Chiara Curione presenta “Il tramonto delle aquile” 
interludi musicali degli Hill’s Joy Choir con Ilaria Stoppini
 
sabato 29 agosto 2020
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Promeèteo - Paride
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"  
 
Sabato 29 agosto
Ore 20 – Auditorium  Piazza Sandro Pertini  - Concerto su Morricone 
 
Giovedì 30 Agosto 2020
Ore 20.00 – Piazza Municipio 
concerto bandistico i Musici Pugliesi 
RINVIATO 
 
lunedì 31agosto 2020
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Deucalione e Pirra - Orione
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"  
 
Lunedì 31- agosto 2020
Soundcheck …en attendant omaggio a Gaber - A cura della Ass. Cul. SIC!
Ex Distilleria Cassano, ore 20.30
 
 
on agosto 26, 2020
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martedì 25 agosto 2020

Eventi - settembre 2020

 

Settembre 2020

Mercoledì 2 settembre
Ore 20 – Anfiteatro zona 167
– proiezione film Millennium 
RINVIATO
 
Mercoledì 2 settembre
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Giacinto - Ciparisso
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"

Giovedì 3 settembre 2020
Ex Distilleria Cassano, ore 20.30  
Meridiani perduti 
A cura della Ass. Cul.Ombre
 
Venerdì 4 settembre
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Ero e Leandro - Orfeo e Euridice
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"
 
Sabato 5 settembre 2020
Cena in bianco (II edizione) 
a cura della Associazione Bisbiglii dell’Anima 
RINVIATO 

Venerdì 6 settembre 2020
Ore ? – Chiostro 
“Il palio  al chiostro – Scudi stendardi e percorsi 
RINVIATO 
 
Lunedì 7 settembre
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Pigmalione e Galatea - Piramo e Tisbe
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"
 
Mercoledì 9 settembre
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Gilgamesc
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"
 
Giovedì 10 -settembre 2020
Piazza Rossini, ore 19,00 
Storie di Piazza(VI edizione).
Raffaella Rizzi presenta 
Francesco Carofiglio “Jonas e il predatore degli incubi”
 
Mercoledì 11 settembre
ore 18.00 - Chiostro Comunale
Miti e Leggende riVersando a cura di Enzo Diana
Il Graal
in collaborazione con Biblioteca "LIBeRI DI VOLARE Rosa Protino Vinci"

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on agosto 25, 2020
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domenica 19 luglio 2020

Eventi - luglio 2020

Luglio 2020

Dopo la parentesi del blocco forzato di tutte le attività culturali dovuto alla pandemia, si sta lentamente cercando di tornare alal normalità, con le prime iniziative "in presenza".


09 luglio
Ore 19.00 Piazza Rossini
presentazione libro "Come gli dei" di Vito Antonio Loprieno
con la partecipazione di Fabio Galeandro e Annamaria Minunno
Storie di Piazza

12 luglio
Ore 19.00 Giardino Circolo Unione
presentazione libro "Istantanee Temporali" di Raffaella Rizzi
presenta Giuseppe Castellaneta io Galeandro e Annamaria Minunno
Storie di Piazza

16 luglio
Ore 19.30 Piazza Rossini
presentazione libro "I quattro cantoni" di Gabriella Genisi
presenta Antonietta Bellafronte
Storie di Piazza

17 luglio - 2 agosto
Magna Grecia Awards
Il programma completo di questa edizione, dedicata a Nadia Toffa, è disponibile sul sito www.magnagreciaawards.com, dove è possibile  registrarsi per accedere agli eventi, a numero chiuso limitato a 200 per motivi sanitari. Gli eventi di Gioia del Colle si tengono all’ex Distilleria Cassano (in caso di maltempo al Teatro Rossini), mentre quelli di Castellaneta sul Sagrato del Convento di San Francesco (in caso di maltempo alle Officine Mercato Comunale).

Venerdì 17 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Il Governatore”
Michele Emiliano
Tommaso Labate
Daniela Preziosi

Ore 21,30 “Il Governo e i Territori”
Francesco Boccia
Giovanni Mastrangelo
Francesco Piccinini
Magna Grecia Awards

Sabato 18 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “La mafia non è invincibile”
Maurizio De Lucia
Giuseppe Antoci
Ninni Bruschetta

Ore 21,30 “Sotto Scorta”
Paolo Borrometi,
Gaetano Pecoraro
Giulia Reina
Alfonso Sabella
Luca Vigilante
Magna Grecia Awards

Domenica 19 Luglio 2020 -Castellaneta (TA)
Ore 20,00 “La Signora della Nera”
Franca Leosini
Flaminia Bolzan

Ore 21,30 “Ogni Parola che sapevo” incontro con Andrea Vianello
Andrea Vianello
Magna Grecia Awards

Lunedì 20 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Ogni Parola che sapevo” incontro con Andrea Vianello
Andrea Vianello

Ore 21,30 “Per Caso (tanto il caso non esiste)” il racconto di Paolo Stella
Paolo Stella
Anna Dello Russo
Magna Grecia Awards

Martedì 21 Luglio 2020 - Castellaneta (TA)
Ore 20,00 “Per Caso (tanto il caso non esiste)” il racconto di Paolo Stella
Paolo Stella
Millenials
Magna Grecia Awards

Martedì 21 Luglio 2020
Ore 18.30 – Chiostro comunale
Presentazione progetto di Musicoterapia della biblioteca “Liberi di volare”
Liberi di volare

Mercoledì 22 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Non Mollare mai. Lo sport e le sue sfide”
Riccardo Cucchi
Marco Maddaloni
Gigi Mastrangelo
Amaurys Perez
Valentina Vignali
Magna Grecia Awards

Giovedì 23 Luglio 2020
Parco Casa Isabella - San Basilio - MOTTOLA (TA)
Ore 20,00 “Agli uomini ho sempre preferito il cioccolato”
incontro con Giulia Salemi
Giulia Salemi

Ore 21,00 “Amami per sempre: il giorno più bello”
Silvia Slitti
Chef Andrea Mainardi e Anna Tripoli
Gianpaolo Pazzini
Magna Grecia Awards

Venerdì 24 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Carla Fracci: in punta di piedi sul tetto del mondo.”
Carla Fracci

”…E le stelle stanno a guardare.”
Lorella Cuccarini
Simona Ventura
Giampiero Ingrassia

Ore 21,30 “Ieri, oggi, domani: generazioni televisive a confronto”
Lorella Boccia
Lorella Cuccarini
Paola Di Benedetto
Sergio Muniz
Giovanni Terzi
Simona Ventura
Magna Grecia Awards

Sabato 25 Luglio 2020 - Castellaneta (TA)
Ore 20,00 “Dietro le quinte delle mie paure”:
dialogo a cuore aperto con Paola Perego

Ore 21,30 “Se non trovi la strada creala”
Claudio Brachino
Marco Cioci
Giancarlo Fisichella
Yuri Gordon
Giacomo Hawkman
Alessandro Politi
Silvia Sciorilli Borrelli
Valeria Vedovatti
Magna Grecia Awards

Domenica 26 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Cancer Survivor”
Borse di studio per due giovani ricercatori per
“Il cancro in forme rare nei giovani”
Prof. Franco Locatelli
Dott. Giammarco Surico
Dott. Pier Luigi Spada
Margherita Rebuffoni-Toffa
Corrado Tedeschi
Magna Grecia Awards

Lunedì 27 Luglio 2020 - Castellaneta (TA)
Ore 20,00 “Oltre la toga”
Catello Maresca
Paolo Del Debbio

Ore 21,30 “La moda passa, lo stile resta: dialoghi sulla bellezza”
Saturnino Celani
Michele Chiocciolini
Stefano Dominella
Alessandro Egger
Silvana Giacobini
Angelo Inglese
Guillermo Mariotto
Magna Grecia Awards

Martedì 28 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
Ore 20,00 “Dentro me ti scrivo”: i cantautori omaggiano Mango”
Anastasio
Arisa per Fondazione Rava
Clide
Manupuma
Michele Ranauro (pianista)
Giovanni Caccamo
Pierdavide Carone
Matteo Maffucci
Laura Valente
Magna Grecia Awards

Mercoledì 29 Luglio 2020 - Castellaneta (TA)
Ore 20,00 ”La rivoluzione della fraternità”
Mons. Vincenzo PAGLIA

Ore 21,00 “Osare, credere… il coraggio di pensare”
Michele Mirabella
Roberto Sommella
Francesco Specchia
2 Start up

Comitato scientifico
Dott. Lucia Abbinante
Dott. Gianna Elisa Berlingerio
Prof. Gianluigi De Gennaro
Prof. Antonio Felice Uricchio
Magna Grecia Awards

Giovedì 30 Luglio 2020 - Gioia del Colle (BA)
ore 20,00 “Mangia italiano: preserviamo il MADE IN ITALY”
Elisa D’Ospina
Daniela Ferolla
Ettore Prandini - Coldiretti
Francesco Pugliese - Conad

ore 21,30 “Pingitore: l’uomo che inventò il bagaglino”
Angela Melillo
Milena Miconi
Graziella Pera
Pierfrancesco Pingitore
Magna Grecia Awards

Venerdì 31 Luglio 2020 - Castellaneta (TA)
Ore 20,00 “One to one”
Lirio Abbate

Serata del Gusto
Roberta Capua
Gianluca Mech
Alex Revelli Sorini

Ore 21,30 “L’arte e le sue forme: gli attori si raccontano”
Giorgio Borghetti
Enzo Iacchetti
Giovanni Vernia
Magna Grecia Awards

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on luglio 19, 2020
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